Ai piedi della collina si trova uno dei luoghi più fantastici dell’isola, la piccola marina, una spiaggia minuscola sul versante meridionale, incassata nella roccia deserta, i cui blocchi neri coprono la riva, formando nel mare una penisola piccola e completamente spoglia. Due case di pescatori, solitarie come eremi, vi sono costruite sulla roccia, che offre ad alcune barche un riparo appena sufficiente. La spiaggia è uno scherzo bizzarro della natura ed è l’unica su tutta la costa meridionale di Capri. Quando vi si è seduti, si è completamente staccati dal mondo… Sugli scogli si può ben stare sdraiati per delle ore, guardando l’acqua color verde dorato che ondeggia e ribolle laggiù, che luccica e respira, mentre nell’aria silenziosa è un fruscìo d’ali e incessantemente risuona il canto estivo delle cicale, le cui canzoni sembrano solcare l’aria come pulviscoli di sole e come lo scintillio del calore intorno alle rocce. Anche il profumo del mare penetra tutti i sensi; l’animo si inebria di solitudine…Ho ascoltato molte volte, di buon mattino, gli uccelli marini intorno a quegli scogli, quando, all’alba sacra, allorché il mare comincia a scintillare, si precipitano giubilando dalle rocce verso le onde, con lunghi battiti d’ali; oppure di sera, mentre è silenzio, quando amano posarsi sui faraglioni, soli, lanciando alte strida, simili al suono dell’arpa, che nella solitudine non si possono udire senza sentirsi trasportati in uno stato d’animo fiabesco…”, così scriveva il disincantato viaggiatore tedesco Ferdinand Gregorovius nell’estate 1853, quando la Marina di Mulo, così conosciuta per essere stata un molo, un approdo in epoca romana, non era altro che un piccolo paradiso ancora incontaminato, di primordiale bellezza, sconosciuto ai più. Un paio di munazzeri, qualche barca, reti stese ad asciugare al sole erano tutto l’arredo del luogo. Una romantica descrizione che ci restituisce un semplice spaccato di vita alla Marina Piccola, quando il tempo scorreva con ritmi diversi e più pacati dei nostri, legati a poche attività lavorative ed una sorta di schietta ingenuità pervadeva quel piccolo mondo di dignitosa povertà. Una condizione che muterà negli anni a seguire grazie all’incremento delle presenze di visitatori sull’onda emotiva provocata dalla riscoperta della Grotta Azzurra del 1826.
Nuove opportunità innescate dall’avvio dell’industria del forestiero, sorretta da una costante trasformazione del territorio grazie alla realizzazione di importanti infrastrutture e servizi, iniziarono a prospettarsi per gli isolani. In questo contesto Capri si propose inizialmente per un turismo invernale d’élite, in virtù della salubrità del clima che assurse anche a rimedio terapeutico per curare malattie reumatiche e polmonari molto diffuse nei paesi industrializzati dell’Europa settentrionale. La ‘stagione buona’ era quella dei mesi invernali, iniziava ad ottobre e si chiudeva canonicamente a maggio, quando i forestieri, dopo aver svernato sull’isola, ritornavano verso i paesi d’origine del Nord Europa. Non ancora affermatasi come località turistica balneare, l’isola, al contrario di oggi, d’estate era spopolata se non deserta. Fino a quel momento, infatti, la pratica d’immergersi in mare era una prerogativa dei nativi, più che altro per sfuggire alla calura e per divertimento.
I bagni d’estate e l’abbronzatura erano vezzi ancora sconosciuti anzi erano considerati, oltre che dannosi alla salute, disdicevoli nella bigotta mentalità dell’epoca che elogiava il delicato pallore delle signore, protette da ombrellini e cappelli di paglia, lasciando che il sole bruciasse i visi di contadini e pescatori, come sinonimo di fatica. Una consuetudine, quella del soggiorno terapeutico invernale, che ben presto divenne una moda, assicurando a Capri, per molti anni, una ragguardevole ‘nicchia’ di mercato. È indubbio che questa prima forma di turismo significò una svolta importante anche nell’ambito degli investimenti e dello sviluppo socio economico dell’isola che stava iniziando a prendere coscienza del patrimonio messogli a disposizione dalla natura. Ed è proprio per rivolgersi a questa prima categoria di clienti, rappresentata da aristocratici stranieri in cerca di una migliore salute, che gli alberghi più importanti vennero edificati, intorno ai primi anni del 1880, alla Marina Grande non solo perché luogo di approdo ma soprattutto perché esposta a Nord, meno soleggiata e fresca d’inverno. Nel 1897, sui tredici esercizi censiti tra grandi alberghi e piccole locande, la maggior parte a gestione familiare, ben sette sorsero a Marina Grande. È del 1902 l’inaugurazione della via Krupp, una delle strade a tornanti intagliati nella roccia più belle al mondo, che collega i Giardini di Augusto a Marina Piccola, finanziata dal magnate tedesco Alfred Krupp proprio per raggiungere più agevolmente la marina dove erano ancorati i suoi panfili per ricerche marine e poi donata alla collettività. Nonostante ciò Marina Piccola continuava a non attirare i visitatori che dagli sparuti 400 censiti nel 1840 passarono nel 1905 all’incredibile cifra di 30.000 unità annue con un incremento di 10.000, cinque anni dopo. Oggi giorni, nel corso della stagione turistica, ne sbarcano in media 10.000 al giorno. La “stagione buona” registrò, così, un positivo prolungamento tanto che nei mesi caldi iniziò ad affermarsi anche il turismo di origine italiana, sconosciuto fino ad allora, con un’incidenza sulla bilancia delle presenze sempre più marcata negli anni successivi. Dopo quella dal centro per il porto, fu ultimata nel 1905 anche la costruzione della strada carrozzabile verso Marina Piccola, la cui realizzazione si era resa necessaria per un motivo molto semplice: quando i forti venti provenienti da nord rendevano impossibile lo sbarco a Marina Grande, quella Piccola rappresentava l’unico approdo protetto. La possibilità di arrivarci più comodamente con mezzi di locomozione, a dispetto di quello che era considerato ancora un luogo lontano e impervio in quanto accessibile solo attraverso un ripido viottolo in pietre a secco sconnesse che costeggiava i vigneti e frequentato solo dai romantici artisti stranieri, aprì nuove prospettive imprenditoriali con l’impianto delle prime attività in una nuova fase di ammodernamento del comparto turistico, delle sue modalità di fruizione e della sua offerta che si adeguava ai tempi. Il primo stabilimento a Marina Piccola, denominato “Le Sirene”, curiosamente pubblicizzato con bagni caldi e freddi, di acqua dolce e marina, fu impiantato agli inizi del 1910 da Giovanni Desiderio, con una buona dose di audacia in un luogo ancora anonimo, frequentato solo dai pescatori. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale frenò bruscamente il generale sviluppo economico legato all’industria del forestiero. L’isola precipitò in una profonda crisi essendo venuti meno i tradizionali flussi turistici soprattutto stranieri. Molte attività imprenditoriali furono costrette alla chiusura o alla riconversione. Con la fine delle ostilità e la ripresa dei viaggi Capri riconquistò rapidamente notevoli fette del mercato turistico che, di lì a poco, verrà incentivato dal regime fascista che farà dell’isola un esclusivo luogo di rappresentanza, con presenze di prestigio. A fronte di queste nuove opportunità, nel 1924, l’intraprendente e lungimirante pescatore Vincenzo Mellino, affiancato dalla moglie Gelsomina, rilevò l’attività del cognato Giovanni Desiderio, aprendo anche un ristorante denominato dapprima “Da Vincenzo” e poi “Le Sirene” che fece, poi, la sua fortuna. La scelta abbastanza azzardata in quanto la balneazione, all’epoca, era un’esclusiva prerogativa dell’altro versante con due stabilimenti, facilmente raggiungibili con la funicolare, e molti alberghi, ben presto si rivelò un successo, dando un notevole impulso all’avviamento turistico di Marina Piccola, con la valorizzazione delle proprietà su quel versante e la sua definitiva consacrazione. Sulla scia della notorietà raggiunta dal complesso balneare di Mellino sempre nel 1924 i fratelli De Gregorio organizzarono un primo servizio automobilistico per portare i bagnanti alla Marina Piccola poi garantito regolarmente con bus, a partire dal 1928, dalla società Sippic. In seguito arrivarono i caratteristici taxi decapottabili dalla carrozzeria multicolore a rendere più esclusivo il tragitto verso il mare. I primi frequentatori, ampliato nel 1931, furono aristocratici, intellettuali, artisti e politici di spicco, poco simpatici a quelli che frequentavano i due di Marina Grande, con cui si creò una sorta di competitività. Tra i più assidui i principi di Casa Savoia ed i loro ospiti. In pratica Marina Piccola, oltre ad essere un luogo di svago, divenne anche una sorta di esclusivo e discreto buen retiro del Regime per illustri personalità straniere, ospitate a Capri prima di importanti colloqui di Stato a Roma, come lo rimarrà negli anni seguenti e fino ai giorni nostri, crocevia di incontri di vertice tra i suoi stabilimenti balneari su un mare d’incanto, dove la privacy è sempre di casa. Lo stesso Vincenzo riforniva la cucina del ristorante, considerato nella sua semplicità uno dei locali più caratteristici di Capri, di pesce fresco, calamari, dentici e spigole mentre la moglie Gelsomina, di bella presenza e sempre sorridente, in cucina, si occupava della preparazione delle sue famose pietanze che venivano servite sullo Scoglio delle Sirene, come gli spaghetti con pomodoro e frutti di mare, la zuppa di pesce, il fritto di triglie, calamari e “mazzancuogli” e la torta di mandorle tritate con cioccolato, oggi nota come Caprese. Ad aiutare i genitori nella gestione dell’ormai frequentatissimo complesso balneare concorrevano tutti i figli, tra cui spiccavano, per fascino e affabilità, Margherita e Maria che aprì
proprio accanto al complesso originario il suo stabilimento “Bagni da Maria” che divenne immediatamente il più accorsato dell’isola. Iniziava così l’epoca della villeggiatura estiva, fatta di bagni di mare e di sole: numerose famiglie italiane la elessero a stazione balneare, lasciando l’inverno agli stranieri. Poi, inesorabile, arrivò a spezzare l’incantesimo l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale che mise in ginocchio l’economia isolana e le sue attività. In seguito all’armistizio dell’8 settembre, con l’arrivo degli americani Capri divenne un Rest Camp per aviatori in convalescenza, con la capacità di ospitarne ben 3000, fino alla fine della guerra. Gli stabilimenti balneari di Marina Piccola vennero così adeguati a servizio dei militari. In seguito, quando gli americani lasciarono definitivamente l’isola, l’industria turistica non era ancora del tutto decollata ma ben presto ci si rese conto che si stava avendo a che fare con un nuovo tipo di turismo basato più sulla quantità che sulla qualità. Nel 1948 morì Vincenzo Mellino lasciando in eredità ai figli il complesso balneare. Maria continuò a gestire i “Bagni da Maria”, accanto al quale, intanto, negli anni Trenta erano già sorti “I Bagni Internazionali” e più tardi, nel 1950, “La Canzone del Mare” di Grace Fields. Lo stabilimento “Le Sirene”, invece, fu gestito dall’altra figlia Margherita con il marito Eugenio Cosentino. Negli Anni Cinquanta Capri divenne un inesauribile serbatoio per i giornali scandalistici che assecondavano la curiosità e la morbosità dei lettori, riportando le cronache mondane del momento, farcendole con quelli che oggi noi chiameremo gossip, racconti di dissolutezze, feste e festini licenziosi, o presunti tali, che finivano immancabilmente per essere dipinte come orge. L’isola faceva da contraltare alla Dolce Vita romana conservando ancora quel suo certo fascino segreto, grazie alle frequentazioni di quegli ultimi epigoni degli eccentrici personaggi, che avevano popolato negli ultimi due secoli i giorni e le notti capresi. Del resto non poteva essere altrimenti con quel via-vai di aristocratici, politici, donne fatali ma anche avventurieri e starlette del primo cinema in bianco e nero che vi si davano convegno, spesso non per prendere solo i bagni di mare. I capresi, vuoi proprio per quella forma atavica di devozione verso l’ospite, che era considerato sacro ed inviolabile, vuoi perché non potevano certo permetterselo, d’estate affollavano la spiaggia di Marina Grande mentre quelle di Marina Piccola rappresentavano il luogo più riservato dove si incontravano gli snob, le belle donne e gli altolocati. Il mito dei Foffo e dei Lallo che resisterà fino alla fine degli Anni Sessanta, celebrato dal grande Totò nel film “L’Imperatore di Capri”. A seguito di ulteriori divisioni, dallo stabilimento balneare “Da Vincenzo”, situato sulla destra della spiaggia, nacque “Da Gioia” con annesso ristorante nel segno della consolidata tradizione famigliare, gestito fino al 1995 quando passò ai fratelli Mennillo. Oggi è un esclusivo beach club. È stato infatti rilevato dai fratelli David e Simon Reuben attraverso società consolidate nel settore turistico di lusso subito dopo l’operazione immobiliare di acquisto dell’Hotel La Palma e la gestione è stata affidata a Oetker Collection che vanta alti standard di ospitalità raffinata.