Capri è una poesia indelebile

Un ragazzo come tanti ma con qualcosa in più, insegue un sogno e ama Napoli che, in tema di sogni, è terra fertile. Andrea Sannino, mosso da una forte, fortissima passione, si immerge in tenera età nella musica, raggiungendo piano piano i primi risultati fino ad affermarsi come uno dei cantanti partenopei più riconosciuti e seguiti. 

Qual è Il segreto? 

Il segreto è di non smettere mai di crederci. L’attitudine si è vista intorno ai cinque anni e a nove ho iniziato a scrivere le prime canzoni, dedicandomi da subito quindi alla musica, mi bastava solo un foglio ed una penna. Appartengo ancora a quella generazione che si è sbucciata le ginocchia davanti ad un pallone, crescendo in un vicolo di un quartiere popolare con mille difficoltà sociali e dove potevi guardare negli occhi il disagio. Quindi da un lato, avevo la mia famiglia che mi trasmetteva dei valori sani mentre, dall’altro, ero circondato da una realtà tutt’altro che integra e in questo scenario la musica era quasi una via di fuga, due realtà contrapposte”. 

Nella sua famiglia ci sono altri artisti? 

Si, mio padre Alessandro aveva un complesso negli anni 70’, lui cantava e canta ancora ma, a sua volta, questa passione gli è stata trasmessa da suo padre Andrea che era un macchiettista”. Quindi quattro generazioni a confronto con due nomi a ripetizione? 

Esattamente, io porto il nome di mio nonno Andrea e mio figlio quello di mio padre Alessandro”.

Dai 15 ai 20 anni si esibisce a teatro come attore e cantante con una compagnia nei musical; alle spalle ha un passato in cui non si è risparmiato in nulla. Andrea come è arrivata la notorietà, quanto ha dovuto letteralmente ‘faticare’? 

In un mondo dove esistono milioni di cantanti e milioni di canzoni ognuno deve ritagliarsi il proprio pubblico e, quando hai una passione, non hai scuse. Qualunque sia la provenienza sociale, qualunque sia la provenienza economica ci si deve provare fino in fondo ed io, pur non avendo i mezzi economici per pagarmi gli studi o per frequentare un’accademia, mi sono dato una possibilità tuffandomi in una compagnia amatoriale che si è rivelata poi essere una grande palestra. Contestualmente mi sono anche diplomato, non è stato facile perseguire studio e teatro, considerando che mi sono imbattuto in mille lavori per avere un minimo di indipendenza economica. Scuola al mattino, lavoro e teatro la sera ma non mi pesava, volevo raggiungere il mio obiettivo e potevo avere anche i soldi il sabato sera per uscire con gli amici”. 

A livello sociale quanta importanza ha avuto per lei la musica?  

Moltissima, è stata la mia alternativa e oggi, che sono riuscito ad avere il mio posto nel mondo, sostengo il quartiere da dove provengo che, purtroppo, ha mille difficoltà. Rimanere attaccato al ‘sogno’ era per me anche evasione da quella realtà, se guardo indietro infatti tanti ragazzi che sono cresciuti con me, oggi li incontro nelle carceri quando vado lì per fare dei concerti, collaborando anche con associazioni che si occupano di questo. Purtroppo, questa ‘alternativa’, che per me sono state la musica e il teatro, loro non l’hanno avuta e quando ad una generazione non dai possibilità di scelta, è un fallimento”. 

Parlando di sociale, possiamo osare nel dire che il suo riscatto lo ha avuto quando ha iniziato importanti collaborazioni, arrivando a duettare con il grandissimo Lucio Dalla in un programma della Rai? 

Certo, fu quella un’occasione molto fortuita perché mi presentai a Roma convinto che si trattasse di un provino per uno spettacolo teatrale ed invece mi trovai negli studi di Cinecittà e scoprii che mi stavo candidando per un nuovo programma televisivo, puntata zero, con Antonella Clerici, ‘Il Treno dei Desideri’. Vinsi la selezione e cantai con Lucio Dalla che, dal 2006 al 2012, mi ha dato tante possibilità consolidando la nostra amicizia in diverse occasioni, invitandomi sul palco ai suoi concerti. Posso assicurare che, dopo essere stato sul palco con un mostro sacro della musica italiana, qualunque cosa dopo ti sembrerà facile”. 

Arriviamo nel 2015 dove avviene la conclamazione del suo più grande successo ’Abbracciame’. Era pronto per tutto il clamore riscontrato? 

In realtà il clamore di tutta la risonanza mediatica di questa canzone è arrivato a piccole dosi, non ho fatto ingordigia di successo, il brano è uscito in sordina, piano piano, non mi sono ubriacato ma ho fatto piccoli sorsi di notorietà”.

 Ha un rituale prima di salire sul palco? “Nessuno in particolare ma, nei camerini, ci sono le foto di mio nonno e di mia moglie Marinella con i miei figli, Alessandro di tre anni e Gioia di cinque, che riesco sempre a portare con me”. 

E cosa dicono di questo papà famoso? 

Sono inconsapevoli di quello che vuol dire la popolarità o, meglio, io e mia moglie siamo dei bravi genitori in questo perché loro non devono subire mai l’influenza di questo papà famoso e cerchiamo quindi di proteggerli. A scuola vengono istruiti in modo normale per essere figli di una persona qualunque che fa un lavoro qualunque. Non vogliamo preferenze e, per questo, ci raccomandiamo alle maestre. Siamo anche molto attenti a fargli fare una vita quanto più regolare possibile”.

Andrea Sannino ha gli occhi dolci ed un cuore nobile, innamorato della ‘sua’ Capri dove il diritto di acquisizione lo si guadagna nel momento in cui si ha, come nel suo caso, l’onore di cantare nella famosissima Certosa di San Giacomo dove, lo scorso 31 di agosto si è esibito, con Fabrizia Salvia e Mr. Hyde, in un concerto con uno specifico messaggio benefico, il raccolto infatti è stato devoluto all’UNITALSI. 

È stato un successo incredibile, il pubblico è stato meraviglioso, e ho sentito tutto il calore e l’affetto per non parlare dell’atmosfera che si è creata, semplicemente magica. Amo Capri, la amo tremendamente a prescindere da tutto, si affaccia sul golfo di Napoli, appartiene agli Stati Uniti della Campania, è un orgoglio, è un patrimonio mondiale e, in termini musicali, è una poesia indelebile che nonostante venga ripetuta in più toni, riesce sempre ad emozionare. Ci sarò stato centinaia di volte, e mi capita tuttavia di soffermarmi a guardare qualcosa, una sfumatura o un colore che la volta prima non avevo notato e che, la volta dopo invece, mi ha lasciato senza fiato. Pochi posti al mondo hanno questa capacità”

Se Capri fosse una canzone? 

Se Capri fosse una canzone sarebbe Abbracciame, e lo sarebbe senza ombra di dubbio”.

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