Serviva solo un pallone per essere felici

Paolo Iaccarino è un giovanissimo ingegnere caprese che, a soli quattordici anni, dopo essersi trasferito a Napoli per conseguire gli studi scientifici al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II e dopo essersi laureato in Ingegneria Edile alla Federico II, è ritornato sull’isola ed oggi lavora al Bunker Tecnico, uno studio associato nel cuore di Capri. 

Ingegnere ha lasciato Capri in un’età molto giovane, come ha vissuto il distacco dalla sua terra, dalla sua famiglia? 

Non è mai facile separarsi dagli affetti, è stata dura infatti soprattutto perché a quattordici anni ci sono alcuni valori, come quello della famiglia e dell’amicizia, che sono intoccabili ma sono stato fortunato a ritrovarli ad ogni mio rientro sull’isola. Studiando al Convitto Nazionale sono stato catapultato in un contesto dove vigono regole molto rigide ma che comunque, a quell’età, si ha la necessità di avere perché sono come dei fari che ti indirizzano sul come affrontare al meglio la vita. Quello del liceo, quindi, è stato per me un periodo di grandi cambiamenti e di grande crescita”. 

La difficoltà più grande che ha incontrato in quegli anni? 

Sono figlio unico e il fatto di dover condividere sia lo spazio che il tempo con altri ragazzi era una cosa nuova soprattutto perché c’era differenza tra i capresi, cresciuti in modo ovattato, e i napoletani, che avevano completamente un’altra mentalità, una concezione del mondo diversa. A Capri si è sicuri e non abbiamo la percezione del pericolo. Il confronto nonostante fosse su tutti i fronti, dal modo di vestire a quello di pensare, è stato formativo”. 

Il vantaggio di vivere a Capri? 

Il rapporto interpersonale è molto più forte, è come crescere in una grande famiglia, enorme punto di forza, è una comunità vera e propria; l’estensione della città rende tutto più complicato”. 

Intraprendere gli studi di ingegneria è stata una scelta scomoda, avrebbe potuto seguire le orme di suo padre che ha un’attività già improntata, una condizione più agevole quindi. Quando ha capito cosa volesse fare realmente? 

L’ho capito durante gli anni del liceo dove, anche se non si ha una totale percezione del reale, mi sono confrontato con altre persone. Sono sempre stato proiettato verso una carriera basata sullo studio e ho sempre voluto mettermi in gioco. Nella mia famiglia nessuno ha fatto l’università quindi non ne conoscevo tutti i meccanismi, ma è stato adrenalinico”. 

Ha tanti sogni nel cassetto Paolo Iaccarino e uno di questi è crescere professionalmente, adesso lavora al Bunker Tecnico, uno studio associato che si occupa di progettazioni strutturali e architettoniche e di tutte le pratiche amministrative, con l’ingegner Giuseppe Losco e il geometra Giovanni Margiotti che lo hanno assorbito nel loro organico contestualmente agli studi che stava portando a termine.

È stata una grandissima occasione per me sto collaborando con due professionisti del settore, ciò è stato possibile perché siamo su un’isola dove, proprio come in una gran bella famiglia, se possiamo ci aiutiamo l’un l’altro. In città non si sarebbe creata la stessa possibilità perché è tutto più grande, le distanze sono maggiori, e non solo quelle logistiche”.  

La famiglia, gli amici, l’isola, qual è il ricordo che porta sempre con lei?

Tanti, sono tantissimi i ricordi che conservo nel cuore e il sentimento che prevale è la spensieratezza di quei giorni, non avevamo cellulari, a noi serviva solo un pallone per essere felici nei pomeriggi infiniti trascorsi a giocare all’artigianato, un luogo di Capri che costeggia la Certosa di San Giacomo sulla strada che porta verso i giardini di Augusto. Adesso quei ragazzini sono tutti cresciuti, ognuno con i propri impegni, e una volta l’anno facciamo in modo di incontrarci, come una tradizione, e ci riuniamo per una cena a fine estate e così passiamo una serata insieme”. 

La difficoltà più grande che ha incontrato fino ad ora? “Nessuna difficoltà è talmente grande da non poter essere superata, il destino è nelle nostre mani, ma la mia fortuna è stata quella di avere il supporto di due genitori a dir poco fantastici che hanno sempre accompagnato le mie scelte e le mie ambizioni ed incoraggiato nei momenti di maggiore sforzo, a loro devo tutto e non mi hanno mai fatto mancare niente. Cerco di renderli orgogliosi restituendo anche in piccola parte tutto quello che mi hanno dato fino ad ora. Mio padre è il mio riferimento, un uomo in grado di raggiungere una posizione, di comprarsi un negozio partendo da zero, e ogni giorno punto ad essere come lui”. 

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