Passione per il made in Italy e per le eccellenze

Lo sguardo è quello di una donna forte ammorbidito però da un sorriso dolce, ed in effetti Anna Ambrosino è una donna ricca sia di tenacia e di passione per il suo lavoro sia di amore verso i suoi figli, Brando di 9 e Layla di 5. Avvocato, con una specializzazione in diritto agroalimentare, è mossa da una smodata ambizione nel concretizzare tutti i suoi obiettivi, uno dei quali recentemente raggiunto è quello da Responsabile del Dipartimento Regionale Politiche Agroalimentari per la Lega.

Nello specifico di cosa si occupa?

“Mi occupo principalmente di consulenza per aziende, nel mio caso sono stata consulente anche per istituzioni e privati e faccio anche tanta formazione perché questo è un settore molto dinamico dove regna la food law che comprende una vastissima gamma di argomenti, spesso trasversali alla tradizionale ripartizione tra diritto civile, penale ed amministrativo. L’agroalimentare è un settore trainante, soprattutto per la formazione con i nuovi principi legati all’ambiente e alla sostenibilità; è tutto troppo veloce per le piccole e medie aziende, alcune delle quali si sono già adeguate e presentano un bilancio di sostenibilità. Un settore che mi sta dando grande soddisfazione è anche quello della pesca e dell’acquacoltura. I miei studi sono concentrati su cosa manca nelle comunità costiere. Il nostro è un mare stressato e non si può pescare all’infinito, allora la soluzione quale sarebbe? Bloccare la pesca? Assolutamente no, si potrebbe però incrementare con acquacoltura e con l’allevamento, ciò significa essere attenti al benessere animale, ai presidi farmacologici e creare una tracciabilità reale al consumatore finale”. 

Cosa è stato a farle scegliere questa specializzazione? 

“La mia passione per il made in Italy e per le eccellenze, credo infatti che le nostre rappresentino un’Italia itinerante e vanno rispettate e valorizzate. Tanti ancora i mercati emergenti e, anche se il made in Italy è un settore che esplode, la vera difficoltà è mantenere la pregevolezza rapportandosi anche con le altre piazze. 

C’è ad esempio la certificazione Halal, legata al mondo musulmano che in arabo significa ‘lecito’ e fa riferimento a tutto ciò che viene fatto o può essere utilizzato attenendosi ai valori e criteri della cultura musulmana, o quella Kosher legata a quello ebraico il cui significato letteralmente è ‘conforme alla legge’ ed indica che un alimento è stato prodotto in ottemperanza alle regole dietetiche prescritte dalla Torah. In questi casi avendo queste certificazioni, il prodotto made in Italy può arrivare in mercati ancora sconosciuti, prendi la Malesia, prendi il Pakistan; si apre un mondo, che non riguarda solo le certificazioni di qualità Dop, Igp, Stg”.

Come ha conosciuto Capri?

“Ho conosciuto Capri grazie a mio marito Vasco che è caprese e che ama quest’isola più di qualunque altra cosa al mondo. 

Mi ha fatto scoprire la bellezza di luoghi selvaggi quanto esclusivi perché raggiungibili solo via mare come la baia di Tombosiello che si trova esattamente dopo Mesola, anche se con la nascita dei bambini ci andiamo raramente perché  preferiscono Cala Ventroso caratterizzata da una strettissima striscia di scogli e ciottoli, circondata dalle aspre scogliere davanti al Monte Solaro e bagnata da un mare turchese brillante, cristallino e trasparente e qui, con il nostro gozzo trascorriamo giornate meravigliose”.

Un suo ricordo legato all’isola?

“Il mio matrimonio, ci siamo sposati in piazzetta nella Ex Cattedrale di Santo Stefano il 25 maggio di dieci anni fa e abbiamo fatto il ricevimento al Quisisana. Il giorno prima c’era un maremoto e gli ospiti non poterono raggiungere l’isola, lo hanno fatto il giorno stesso delle nozze. In generale la mia famiglia è legata a Capri, i miei figli stanno crescendo qua e si relazionano al mondo caprese. È vero la città ti da tanto ma ti toglie anche tanto, perché l’autonomia che un bambino ha sull’isola lo rende libero e quella libertà mentale se la porta per la vita”.

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