Mi innamoro di capri ogni volta

Ha ventisei anni Ilenia Amitrano e nasce a Capri in una famiglia di artisti, suo padre è un musicista e sua madre una ballerina, sviluppando contestualmente l’amore per la musica ma anche quello per la filosofia. Una figura elegantemente esile, la sua, occhi profondi e intensi che fanno sognare, solo a guardarli riescono a trasmettere serenità.

Ilenia come nasce l’amore per la filosofia? 

L’amore nasce da autodidatta, attraverso le mie letture e, nel momento in cui ho iniziato a pormi domande, attraverso ‘i miei perché’ soprattutto durante l’adolescenza, di natura esistenziale, mi sono appassionata tanto da voler intraprendere gli studi di filosofia alla Federico II, nonostante all’inizio ci fossero incertezze sulle possibilità lavorative future, che spesso attanagliano il percorso umanistico in generale. È stato un amore talmente forte che ho proseguito anche con la magistrale fino ad intraprendere la carriera accademica con il dottorato in PhD internazionale in Social Sciences and Humanities, iniziato quest’anno a Siena. La mia area di specializzazione è ‘Filosofia del linguaggio’ e studio l’identità diacronica dell’essere umano attraverso il tempo e attraverso i cambiamenti, affrontata da un punto di vista sia della filosofia del linguaggio che della scienza”.

È riuscita a trovare delle risposte a tutte le domande che si è posta? 

Qualcuna si, ma credo sia comunque una continua ricerca, è nella natura il domandarsi più che il rispondersi, è questa l’attitudine che accompagna l’esistenza e si cerca di trovare delle risposte a quello che ci appassiona o ci tormenta”. Ilenia musicista e Ilenia filosofa, due identità che è riuscita a mantenere separate, oppure è riuscita a farle convivere? Quanto spazio hai concesso all’una e quanto all’altra? “L’Ilenia filosofa era l’Ilenia lettrice che si è sviluppata dopo l’adolescenza, ma diciamo che hanno sempre convissuto anche se la musica ha occupato uno spazio più grande. Avevo un pianoforte nel salotto di casa e mio padre mise gli adesivi delle note sui vari tasti e, quasi come un gioco, ho iniziato a suonare, credo di aver avuto sei anni ed è stato quasi inevitabile. È stato comunque bravo a mantenere separate le due figure quella di padre e quella di maestro, senza nessun tipo di favoritismo, anzi forse pretendeva di più rispetto agli altri suoi allievi e, nell’insegnamento della disciplina, è stato un vantaggio”. 

È rimasta fedele al pianoforte? 

In realtà crescendo mi dedicai più al canto tanto che nel 2009 partecipai al programma televisivo ‘Ti lascio una canzone’ avevo undici anni e non capivo bene quale fosse la portata del palco dell’Ariston, l’ho capito però in seguito”. Adesso studia a Siena, perché questa scelta? 

È stata quasi casuale, stavo cercando un’opportunità di dottorato che potesse essere più congeniale alla mia ipotesi di ricerca e poi si è presentato questo bando a Siena dove sapevo ci fossero dei professori che studiavano cose che mi interessavano come filosofia del linguaggio. Mi sono candidata e ho vinto il concorso”. 

Crede in futuro di investire sull’isola? 

Anche se dovessi avere delle opportunità lavorative all’estero vorrei comunque impegnarmi anche per l’isola che nel mio piccolo è quello che sto cercando di fare anche ora, dedicandomi ad impegni culturali tramite associazioni del territorio”. 

Parlando proprio di associazioni, ha fatto un intervento sulla presentazione del libro di Isabella Schiavone organizzata dalla Fidapa.

È stata interessante come prima esperienza da relatrice alla presentazione di un libro, prima di allora infatti lo avevo fatto solo in termini accademici. Sono grata al Presidente della Fidapa della sezione di Capri, Concetta Spatola, per questa opportunità e spero in future collaborazioni”. 

Quanto le manca Capri quando è fuori? 

Capri manca sempre, mi manca il profumo dei gelsomini e il silenzio, cose che magari si apprezzano di meno stando qui permanentemente. Da bambina ho avuto un rapporto un po’ difficile con l’isola e forse l’innamoramento è avvenuto nel tempo. Avvertivo l’insufficienza di alcune mancanze di alcune cose che invece la città offre, per cui avevo l’esigenza di sperimentare la vita di città, e solo allora sono riuscita ad apprezzare Capri. Spesso con le mie letture, al sole d’inverno, mi rifugiavo al belvedere di Piazzetta delle Noci, ultimamente ho riscoperto un amore per Villa Lysis che è un posto senza tempo, un luogo sospeso nel tempo e nello spazio, dove si può meditare, commuovere ed emozionare. Porto con me quella sensazione sempre di innamoramento”.

Lei si innamora di Capri ogni volta? 

Si, mi innamoro di Capri ogni volta”.

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