La bellezza è altisonante, gli occhi blu come il colore del mare di Capri, l’isola che da sempre è stata le fil rouge della sua vita e, come per districare le gomene di una nave si seguiva un filo rosso che rendeva possibile separare l’una dall’altra le corde aggrovigliate, così quest’isola ha separato e sistemato le due vite della partenopea Silvia Campagnuolo, modella ieri, imprenditrice del vino oggi.
A diciotto anni si è trasferita a Milano dando l’esclusiva alla Fashion Model Management, diventando testimonial di Versace con una campagna nazionale ed internazionale e lavorando molto anche con Bulgari, girando il mondo ma ritornando spesso a Capri per dei meeting.
Silvia, vogliamo quindi iniziare proprio parlando di Capri?
“Esattamente, perché parlare di me significa iniziare a parlare di Capri verso cui provo un grande amore che vivo da quando ero bambina, ad Anacapri nello specifico. Sono molto legata a questa terra non solo per la bellezza inconfutabile ma anche per l’energia e l’armonia che si avverte appena si arriva. Sempre presente nel corso della mia vita, oltre per la spensieratezza delle vacanze estive, principalmente perché qui ho sposato Gabriele Fonzone. I nostri papà erano colleghi medici e, sull’isola, ci siamo rincontrati, dopo anni in cui non ci siamo visti, consacrando qui il nostro amore nella chiesa di Santa Sofia ad Anacapri rispettando così, nelle tradizioni, le origini della sposa. Con Gabriele abbiamo tre figli che portiamo a Capri, a vivere l’isola come mi hanno insegnato a viverla, nell’amore e nel rispetto di questo posto fantastico. Lorenzo di undici anni, Giuseppe di nove e Olga di sette; sono tutti nomi di famiglia scelti per le persone che amiamo molto”.
Dalla moda al vino, qual è stato il passaggio fondamentale?
“Il passaggio fondamentale è stato l’incontro con Gabriele mio marito, quando ci siamo conosciuti avevo venticinque anni e suo padre Lorenzo stava iniziando questo progetto del vino, che da sempre è stato un suo sogno. Diceva infatti, ‘quando smetterò di fare il medico voglio dedicarmi al vino’. Dopo varie ricerche acquistò un colle di circa trenta ettari, e fondò nel 2005 un’azienda vitivinicola a Paternopoli nell’areale del Taurasi, avviando questo progetto interessantissimo nel cuore dell’Irpinia e che grazie a validi collaboratori è stato trasformato da terreno quasi incolto all’origine, in una meravigliosa tenuta poi. In un primo momento ho continuato nel campo della moda ma piano piano me ne sono distaccata sentendo un forte richiamo verso questa che oggi è la mia principale attività ed infatti rientrata a Napoli ho iniziato a studiare per diventare sommelier professionista con un master di degustazione di vino francese. Non credevo che esistesse un mondo così artistico, di creazione; in ogni vino c’è sempre una sorta di firma della famiglia o del produttore o dell’enologo. Ho cominciato ad interessarmi sempre di più sostenendo il progetto di mio suocero, il 2010 è stata la prima vendemmia utile e nel 2011 sono partite le prime fiere all’estero. Tramite l’assaggio del vino la nostra speranza, come produttori, è che questo assaggio ti riaccompagni ai sapori del territorio e a fare in modo che ne sia un testimone. Ogni anno istruiamo i nostri agenti su cosa raccontare del vino, in base al tipo di annata, se è stata più calda o più piovosa, cosa è successo in vendemmia quindi, perché la bottiglia deve essere riconducibile al posto dove è prodotta. Da qui ho imparato che dietro c’è una grande storia di passione, di amore, di dedizione e questo mi affascina molto, tanto che continuo a studiare, a parlare e a scrivere di vino”.
Parliamo quindi di questa cantina.
“Abbiamo la cantina aperta su prenotazione sul sito fonzone winery e visitarla è un’esperienza sensoriale; ad essere impostato è sempre il percorso dell’uva che i nostri ospiti fanno partendo dalla raccolta della cassetta che va poi in produzione risalendo fino alla sala d’assaggio. Negli anni la cantina si è molto arricchita, è stata una start up, un progetto che è partito da zero iniziato con il nostro primo enologo e consulente, con acciaio e legni piccoli, quindi barrique, fino a quando poi, quattro anni fa, si è unito a noi Luca D’Attoma, enologo toscano di fama nazionale eletto, lo scorso anno, primo in Italia. Abbiamo cambiato modo di produzione e i vini in cantina hanno iniziato a fare percorsi diversi, i legni oltre ad essere barrique sono diventati anche tonneau e botti grandi e non hanno più un percorso semplice, ma la massa in cantina viene divisa in percorsi diversi, una parte va verso le brevi medie e lunghe macerazioni, una parte non fa macerazioni in acciaio, una parte la fa in acciaio e la restante sono i vini che fanno percorsi in legni vari (barrique, tonneau e legno grande), nonché anfore e giare di cocciopesto. Viene fatto l’assaggio con l’enologo delle singole parti e poi riassemblato in bottiglia dove fa affinamento e uscire sul mercato. Percorsi molto lunghi ed impegnativi che ti danno di quell’unico vitigno la massima concentrazione ed espressione”.
Come divide il tempo tra il lavoro e i figli?
“Noi mamme cerchiamo non di dividere il tempo ma di moltiplicarlo, perché a dividerlo si ha la sensazione di dare poco e a volte ci si sente sopraffatti perché sembra che stai dedicando troppo da una parte e poco dall’altra e non sei mai soddisfatta, ma facendo si impara. Ho insegnato ai miei figli il rispetto verso una mamma e una donna che lavora, quando ho iniziato infatti a presentare vini in cantina e alle fiere in giro per il mondo, spesso li portavo con me, sono il mio supporters team. Il sogno è quello, per il futuro, non di lasciare ma di condividere con loro i progetti se a loro piacerà. La nostra è una grande famiglia e abbiamo creato un altro punto d’amore che è Salina dove sogno anche un progetto legato al vino”.
E parlando di futuro e di progetti, ne ha uno in particolare a cui sta pensando?
“Mi sono iscritta ad un corso per sommelier dell’olio per completare la mia preparazione nella comunicazione dei territori; l’olio in Italia è un gioiello importante da preservare e chissà che questo progetto non mi porti a stare a contatto ancora di più con Capri dove c’è un ‘associazione a cui sono molto legata ed è ‘l’Oro di Capri’. Mi piacerebbe quindi comunicare questi splendidi olivi di Capri a livello nazionale ed internazionale”.