Una passeggiata nel bosco con i cani maremmani abruzzesi, il trekking sulle Mainarde, lo yoga all’aperto, il Tai Chi, distendersi con momenti di relax nella piccola spa o godersi un bagno di benessere tra piscina, idromassaggio e sauna, sono solo alcune delle attività del Valcocchiara Retreat di Eugenio Simioli.
Un rifugio, ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise a mille metri d’altezza, dove l’incantevole Country House è sinonimo di semplicità. Ideata anni fa da Simioli e sua moglie, continua ad essere un luogo scelto per il concept che lo caratterizza. Una filosofia simile, sebbene a chilometri di distanza è Mare Culturale Urbano dove l’imprenditore Simioli è Co-Founder & Business Development, in città nella zona ovest di Milano dove la realtà è guidata da un gruppo di professionisti animati dall’ambizione di creare qualcosa che non c’è, un nuovo modello di sviluppo del territorio. Attraverso competenze nei campi dell’arte, della progettazione sociale, della ricerca e sviluppo, della comunicazione e del digital engagement, dell’ICT e del fundraising. Ovvero un centro di produzione artistica attivo che sogna un mondo in cui le persone vivano attivamente il proprio contesto cittadino e collaborino alla creazione di un benessere culturale e sociale condiviso, libere dalle disuguaglianze, dall’esclusione sociale e dalle barriere intergenerazionali.
Mare è anche uno spazio polifunzionale dove si trovano un ristorante, una birreria artigianale, un coworking e sale prova. Inoltre, tutto l’anno, la cascina si anima con concerti, cinema, festival e attività per bambini, ovvero un ambiente accogliente dove stare insieme e soprattutto bene. Ma chiediamo a Simioli. Valvocchiara Retreat e Mare Culturale Urbano sono progetti molto diversi, eppure carichi entrambi di bellezza, cultura e visione sostenibile, cosa li accomuna?
“Come imprenditore sono sempre stato animato dall’ambizione di creare qualcosa che non ci fosse, affascinato dall’idea di una sorta di ‘contenitori di bellezza’, quanto più possibile fruibile per la collettività ma al tempo stesso in grado di essere anche sostenibile dal punto di vista economico. I due progetti che ho messo in campo vogliono rispondere a questa esigenza e, al tempo stesso, rappresentare un nuovo modello di sviluppo del territorio”.
Quale è la sua idea di progresso culturale?
“Credo sia importante lavorare sempre più nella direzione di una città e luoghi policentrici, in una direzione in cui la forbice sociale e culturale tra le persone diventi sempre meno ampia. E questo nella prospettiva di una comunità che sia sempre meno a compartimenti stagni, e sempre più inclusiva”.
Capri è tra le mete che predilige? Che legame ha con l’isola?
“Capri è sicuramente l’isola che conosco meglio. Mi legano all’isola azzurra ricordi di quando ero bambino e con i miei genitori andavo a mangiare da Paolino e passeggiavo in piazzetta. Ma sono ancora più saldi i ricordi attuali. Frequento l’isola prevalentemente durante il mese di luglio e, con mio figlio, amo trascorrere le giornate ai Bagni di Tiberio, la cui cucina è sempre straordinaria. Mi considero però un frequentatore atipico dell’isola, non amo particolarmente la vita mondana e quando sono a Capri dedico la maggior parte del mio tempo alle lunghe passeggiate fuori dagli itinerari turistici”.
Ha un sogno imprenditoriale ancora inesplorato?
“È in partenza un nuovo progetto in cui credo fortemente e di cui sono lead investor insieme ad un team trasversale composto da scienziati, mentori, e grandi imprenditori. Si tratta di una media company ed il suo nome è: Onlife Media Company, una startup innovativa che reinterpreta il concetto di editoria tradizionale, producendo contenuti originali e di valore per pubblico e brand”.