“Pepe in Grani” a Caiazzo, nella provincia di Caserta, è la meta prediletta per degustare la pizza che ovviamente è riduttivo chiamare tale. Franco Pepe, infatti, è ormai una celebrità, con un concetto di buon cibo che è anche una scelta filosofica, dove nulla è a caso, fino a divagare in altri ambiti non solo culinari, come nei suoi ambienti di accoglienza, grazie al lavoro in sinergia con l’architetto Beniamino di Fusco, dove gusto e design si integrano, un’atmosfera ideale per un’esperienza indimenticabile. Di certo non poteva nascere altrove Franco Pepe, così connaturato nel territorio campano, ma di questo parliamone con lui.
Quanto è importante il luogo in cui svolge il suo lavoro, Caiazzo rappresenta un unicum per lei?
“È importantissimo, io sono nato nel vicolo adiacente a Pepe in Grani.
Amo Caiazzo, la sua storia, la sua cultura, mi sento un vero caiatino. Perciò ho ascoltato le volontà delle generazioni che mi hanno preceduto, ovvero fare qualcosa per il mio paese. Ho cercato di dare un input al centro storico per il suo recupero. Oggi con il progetto di Pepe in Grani riusciamo a portare qui dodicimila persone al mese, vengono nel mio locale, scendono questo vicoletto ed entrano nel palazzo del ‘500. Attraverso il progetto cerco di esaltare il luogo, come ho giurato metto il territorio sulla mia pizza. L’obiettivo era di far confluire a Caiazzo il mondo, e tutto ciò sta realmente succedendo”.
Possiamo dire che lo stesso legame forte è con tutto il territorio campano?
“Certo è forte, siamo nella Campania Felix, qui troviamo tanti prodotti di qualità dalla costiera ai monti del Matese, cerco di esaltare tutte le materie prime più importanti. Lo faccio con la mia creatività, basti pensare per citarne alcuni, all’albicocca del Vesuvio e all’origano del Matese o la mozzarella di bufala campana DOP”.
L’isola di Capri in particolare, che ha frequentato in più occasioni professionali, le è mai stata d’ispirazione?
“Sì, ovviamente, Capri è stimolante per me dal punto di vista della creatività, perché ha una sua identità e ha sempre avuto un turismo di altissima qualità. Partecipando come testimonial a Pizza Jazz, invitato da Stefano Mazzone executive chef del Grand Hotel Quisisana ricordo di aver pensato alla possibilità di portare la mia pizza sull’isola, un progetto su Capri che andrebbe fatto nel modo giusto, equilibrato, senza snaturare la sua identità, considerando le esigenze della clientela”.
Ha mai pensato di godere dello stesso concetto di Capri, ovvero ospitare e godere della presenza di turisti di tutto il mondo?
“Si ci ho pensato, il mio è un piccolo paesino sulle colline casertane, sebbene abbia il suo fascino collinare, non offre il mare ed altri aspetti di Capri. Capirete che non è stato facile nel 2012 iniziare un progetto dove ogni giorno pensavo a come portare il mondo a Caiazzo. Oggi c’è una grande similitudine, per me quest’asse è importantissima, capita spesso che la clientela caprese viene qui da me e viceversa, ed è una grandissima soddisfazione”.
Ci racconti di un suo viaggio passato e un progetto futuro.
“Tanti i viaggi che si potrebbero raccontare, da Bogotá a Seul, come il Canada, ma, anche di grande interesse è stato portare la mia pizza negli Emirati, in un contesto diverso da quello internazionale, perché più istituzionale. Il viaggio del futuro invece, è un sogno, sarebbe andare in un luogo dove ci sono ragazzi che non hanno la possibilità di formarsi, dove io possa dare una speranza con il mio saper fare, per aiutarli a costruire un loro futuro”.