Tra vita reale e storie di fumetti

Bruno Brindisi è uno dei disegnatori di punta di Dylan Dog, personaggio su cui debutta arruolato da Sergio Bonelli per il numero 51. Da li in poi è una strada di successi e per lo stesso editore disegna Nick Raider e Tex, per cui riceve tanti premi grazie al lavoro fatto di qualità tecniche ed artistiche di eccezionale livello, nonché di capacità di descrivere ed evocare incubi e sogni, paesaggi reali e fantastici, mettendo il proprio stile a servizio dell’avventura e del divertimento. 

Ma chiediamo a Bruno Brindisi, tanto amato dagli appassionati lettori e collezionisti di fumetti. Quanto è cambiato il suo lavoro in più di trent’anni di carriera, sia nella parte tecnica che per i contenuti e le aspettative del pubblico, in relazione a personaggi come il più terreno Dylan Dog o l’eroe Tex.

Credo che il più ‘terreno’ fra i due sia proprio Tex, visto che Dylan si trova molto più spesso ad avere a che fare col soprannaturale, a differenza delle tematiche sempre valide, che riguardano soprattutto le ingiustizie, che si trova ad affrontare il ranger. Il mio lavoro non è cambiato quasi per nulla, lavoro sempre su carta e uso le nuove tecnologie solo per la ricerca iconografica e le correzioni finali. I contenuti, parlando di Tex, sono praticamente immutati, essendo il western un tema codificato che non si presta ad interpretazioni moderne. Tra l’altro il pubblico di riferimento è maturo e non accetterebbe cambiamenti. Con Dylan è stato fatto un tentativo per aggiornarlo e calarlo di più nella realtà odierna, ma anche in quel caso non tutti hanno gradito e quindi c’è stato un parziale dietrofront. I lettori di fumetti seriali sono fondamentalmente nostalgici, ma se per Tex le aspettative non vanno disattese, nel caso di Dylan bisogna sempre provare a sorprendere, senza tradire lo spirito del personaggio”.

C’è mai stato un momento in cui ha pensato che non è più tempo per questi protagonisti dei fumetti Tex, Martin Mystère, Nick Raider, Dylan Dog? O magari in cui ha pensato il contrario, che è arrivato il loro miglior momento e perché? 

Il loro miglior momento purtroppo è passato, ma sono ancora molto seguiti, nonostante il problema delle tante edicole che stanno chiudendo e il numero di lettori calato di molto per via dei nuovi passatempi tecnologici. Ma ora il fumetto occupa un posto sempre più importante nelle librerie e nel dibattito culturale, molti film di cassetta o serie televisive traggono ispirazione dai fumetti e anche la Bonelli ha progetti multimediali legati al proprio patrimonio di storie e personaggi”. 

Lei si dedica una vacanza, magari d’estate o porta il lavoro con sé? 

“Se sono in vacanza non porto il lavoro con me, che vacanza sarebbe?”

Capri è stata anche location per un evento dedicato al fumetto al quale ha partecipato, ma al di là del lavoro, quanto quest’isola fa parte della sua vita, ha qualche aneddoto da raccontare? 

Sono stato a Capri Comics una decina di anni fa e realizzai il manifesto con Dylan e i Faraglioni. Ne furono fatte anche delle magliette e il mio amico caprese Davide Ferrigno, proprio poche settimane fa, mi ha mandato una foto, Jovanotti con la mia maglietta! Un altro aneddoto, di cui non vado fiero, fu quando arrivammo con una piccola barca, avevo mangiato un maledetto cornetto e purtroppo, giacché a volte soffro di mal di mare come Dylan Dog, la prima cosa che feci fu dare di stomaco a mare in mezzo a tutti gli yacht”. 

L’inglese Dylan Dog avrebbe mai potuto essere un napoletano o un caprese? 

Assolutamente no, ma c’è una famosa storia di Mister No, di Guido Nolitta alias Sergio Bonelli, dal titolo non troppo allegro: Morire a Capri!”.

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