L’arte da ferma e statuaria a comunicatrice e mobile

Ha inaugurato da poco lo Jago Museum, a Napoli al Rione Sanità, ma la fama dell’artista è legata oltre che alla bravura di scultore al suo carisma che rende l’arte da ferma e statuaria a comunicatrice e mobile. Famose le sue opere Habemus Hominem e Look Down, ma anche Apparato Circolatorio o Excalibur, tutte con molto da dire. In Sant’Aspreno ai Crociferi, nello Jago Museum le opere in mostra e la chiesa stessa, sono work in progress, come racconta l’artista, tutto si evolve e trasforma nel tempo. 

Come ha deciso di accettare l’importante spazio per la sua arte a Napoli, quale è stata la spinta? 

“Lo spazio espositivo di Napoli lo Jago Museum, non è soltanto un luogo dedicato alla mia opera, ma è anche un luogo in divenire, in costruzione. Vuole essere qualcosa capace di modificarsi e arricchirsi dell’ambiente circostante. Di cambiare colore, di modificare la propria pelle in relazione alla presenza dei tanti che vengono a visitarlo. Io poi personalmente sono innamorato di Napoli e mi scopro innamorato ogni giorno, spero un giorno di diventare napoletano”. La recente inaugurazione del museo è stata accolta con i migliori auspici, che tipo di realtà rappresenta? 

“Si è stata accolta nel migliore dei modi. Una esperienza unica e nuova nella mia vita, in una dimensione enorme, non soltanto per il risultato, ma soprattutto per l’impegno che comporta l’apertura di un luogo come questo ed il senso di responsabilità che accompagna il mio lavoro nel tempo. La gestione poi è affidata a magnifici interlocutori de la Cooperativa La Sorte, giovanissimi imprenditori che hanno una prospettiva incredibile e magnifica e sanno prendersi cura di questi valori. L’impegno è quello di continuare a creare nuovi lavori, nuove opere, proiettati in una dimensione di importanti nuove inaugurazioni che da settembre in poi ci accompagneranno per i prossimi anni”.

Se volesse dare delle proporzioni alle sue opere quanta arte classica e quanta moderna gli assegnerebbe? 

“Io non sono in grado di definire le mie opere in termini di classico o contemporaneo. Io credo in questo, tutta l’arte è contemporanea nella misura in cui chi ne fa esperienza si relaziona ad essa in questo momento. Quello che sicuramente finirà è il mio tempo in vita, posso augurarmi che la mia opera superi la prova del tempo, ma io so di avere un tempo limitato, quindi devo unicamente impegnarmi a fare cose buone. Per il resto sono completamente disinteressato ad etichette del tipo classico, contemporaneo, moderno”. 

Quanta ispirazione coglie dai luoghi più iconici che la circondano: Napoli, Capri, Pompei? 

È magnifico lasciarsi condizionare e accompagnare dalla bellezza che ci è stata regalata e che ci circonda inevitabilmente ogni giorno, Napoli come tanti altri capolavori di città che abbiamo la fortuna di avere in Italia. Io sono profondamente condizionato da tutto ciò e cerco sempre di ragionare in termini di collaborazione. Spero sempre che le cose che faccio possano anche sottolineare i luoghi che abiteranno, le immagino in relazione ad essi perché non mi piace l’opera d’arte intesa come soggetto capace di strumentalizzare la bellezza e i luoghi come palcoscenico per la propria messa in scena. 

Io credo nelle collaborazioni credo nella sottolineatura del bello che ci è stato tramandato”.  

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