Roberto Ferri si fa interprete della grande tradizione figurativa rinascimentale e poi barocca, da Michelangelo a Caravaggio, fino all’accademismo ottocentesco ed i preraffaelliti. “Un pittore antico che applica il suo magistero a pensieri moderni”, “un virtuoso che riporta nella realtà i sogni”: ha scritto di lui Vittorio Sgarbi.
In grado di trasporre nelle sue tele puntuali richiami alla grande arte del passato, modificandone la natura più profonda con sentire visionario e onirico, Ferri fonde un estremo realismo con un puro simbolismo. Un’arte che non rinnova semplicemente la tradizione, ma la stravolge. Attraverso la sensualità e la plasticità dei corpi, evidenziata da un sapiente uso delle luci, l’artista mette in scena ogni volta un’apocalisse profana: muscoli in tensione perpetua, croci che trafiggono seni di donna, centauri, angeli e demoni.
Dipingere per Roberto Ferri significa sapere ancora amare, nell’ostinata ricerca di raccontare le viscere dell’umano e la sua continua metamorfosi. Mistero e turbamento sono onnipresenti nelle sue tele: l’amore e la sessualità si uniscono all’attesa imminente del divino, in una perenne allegoria. È l’Eros e Thanatos greco, quella morte incombente che avvalora la caducità della bellezza e la rende irresistibile proprio perché sotto continua minaccia.
Le opere di Ferri seducono ed inquietano, incantano e “disturbano”, non lasciano mai indifferenti. Sono dei racconti: perché nella luce e nei corpi, Ferri, inserisce il tempo cronologico e l’azione, nei colori una grazia sacra e il colpo di scena: quella dannazione dell’anima che ammalia e conquista. L’artista tarantino si è guadagnato un posto di primo piano nel panorama figurativo italiano collezionando negli anni successi nazionali ed internazionali. Una carriera che prende il volo, poco dopo la laurea in scenografia, quando il Vittoriano gli dedica una monografica nel 2009, poi replicata all’Istituto italiano di cultura a Londra. Nel 2011 partecipa alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Italia, a cura di Vittorio Sgarbi). Il 2013 è l’anno di “Noli Foras Ire”, la personale al Palazzo delle Esposizioni di Roma per presentare la Via Crucis della cattedrale di Noto. Nel 2018 la Fondazione Stelline di Milano ha ospitato la personale Oscura Luce, curata da Angelo Crespi, riproposta presso il Complesso Monumentale dello Steri di Palermo.
Nel 2021 arriva la mostra al MEAM di Barcellona e Ferri è ormai Maestro di fama di una pittura con cui prova a dare forma, nell’ispirazione plastica della classicità, al potere caotico che l’umano ha dentro, al cambiare, al rinascere. Un percorso professionale eterogeneo e versatile. Le sue tele sono state scelte dal mondo del Cinema e della Tv, a testimonianza che la sua poetica è in grado di comunicare un messaggio universale, per un pubblico e destinazioni diverse. Basti citare la serie Sky “Gomorra”, il film di Bellocchio “Sangue del mio sangue”, e più di recente il thriller “Mindcage – Mente criminale”, diretto da Mauro Borrelli, in uscita in Italia a giugno con un cast stellare che vede protagonista John Malkovich. Fino allo scorso marzo, in esposizione all’interno delle prestigiose sale del quattrocentesco Palazzo Pallavicini di Bologna, per una mostra-retrospettiva a cura di Francesca Bogliolo, con circa quaranta oli su tela e venti disegni-rappresentativi della poetica visiva dell’artista.
Da oltre un decennio supportato in ogni suo progetto da Liquid Art System, la galleria che rappresenta Ferri esponendo i suoi capolavori nelle sedi espositive di Capri, Positano, Ravello, e nelle fiere di settore oltreoceano.