Gli ossimori visivi di Valeria Vaccaro

Valeria Vaccaro è una talentuosa scultrice torinese che ha scelto come elemento di predilezione il fuoco, nella sua accezione simbolica, inteso come forza primordiale e purificatrice.

Il fuoco è in grado di trasformare ogni cosa, persino il marmo, materiale che l’artista predilige come arma espressiva, plasmandolo fino a farlo sembrare legno bruciato e annerito dalle fiamme.

Il filo rosso sotteso alla gran parte delle opere della Vaccaro non è tanto, venatura dopo venatura, la riproduzione esatta del materiale ligneo quanto l’agire del fuoco.

Ogni opera è come se fosse un’istantanea di quel processo di combustione, quell’attimo viene immortalato e reso perenne nel suo divenire: un istante fugace viene quindi eternizzato attraverso un materiale considerato da sempre imperituro, il marmo.

Ad ardere sono oggetti dalla scarsa valenza estetica, avvalorati però dalla trasformazione subita, che non è solo una mutazione di materia ma diventa una vera e propria metamorfosi.

L’azione distruttiva delle fiamme si propone qui allo stesso tempo come rigeneratrice e metafora del gesto creativo dell’artista/demiurgo.

Da questa estate, Valeria Vaccaro collabora per la Liquid Art System, il circuito di gallerie di Franco Senesi, che ha scelto di esporre le sue più recenti opere nelle principali sedi espositive di Capri e Positano. 

Una grande vetrina per un’artista che nonostante la giovane età vanta già un curriculum di tutto rispetto.

Mammiferi marmiferi, pallet bruciacchiati e casse da trasporto in disuso, relitti contemporanei ormai familiari, sinonimo di abbandono e spreco, ma anche colorati pastelli Giotto Supermina dal sapore vintage. 

Decontestualizzati rispetto ai luoghi a loro propri, tali oggetti di natura prettamente utilitaristica, servi muti dell’industria come dell’arte, grazie a un artificio plastico, vengono offerti allo spettatore come opera, dove il contenitore inaspettatamente si propone come contenuto.

Il linguaggio espressivo che emerge da ogni lavoro di Valeria Vaccaro appare scandito da ossimori visivi e tangibili.

Concetti opposti e contrari vengono accostati in un unico oggetto, generando così impreviste forme di paradosso: il legno diventa freddo, il marmo brucia e si carbonizza, la cassa da trasporto non contiene nulla ma risulta essere l’opera d’arte stessa. 

Ogni scultura sembra un nonsense, generando sorpresa e spiazzamento.

Il fuoco è il primo elemento della ricerca artistica di Valeria Vaccaro che con la sua forza positiva e rigeneratrice, contribuisce attraverso la combustione a trasfigurare la materia, mediante un passaggio di stato irreversibile.

Il marmo di Carrara, un materiale nobile e duraturo nel tempo, viene scolpito rigorosamente a mano, con grande expertise dall’artista, e poi dipinto utilizzando una tecnica personale messa a punto negli anni di sperimentazione. 

Con notevole abilità, Valeria Vaccaro dona al marmo le sembianze di altri materiali, ingannando l’osservatore per innescare cortocircuiti semantici tra oggetto e soggetto rappresentato. La scultrice evoca nel marmo la morbidezza del legno, della carta o della cera, trasfigurando la materia.

Per la realizzazione delle sculture l’artista si serve il più delle volte di lastre di marmo, poi assemblate in sculture e installazioni complesse: un gesto che lancia un messaggio prezioso sull’utilizzo delle risorse naturali non rinnovabili come il marmo, per avvicinarsi ai processi di economia circolare, anche nel campo della scultura.

Tutta costruita sui contrasti tra pesante e leggero, eterno ed effimero, straordinario e ordinario, il lavoro di Valeria Vaccaro ci mette di fronte all’incertezza del nostro tempo. 

Opere in cui il materiale per eccellenza della scultura, il marmo, diventa simbolo della società liquida in cui viviamo.

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