È un artista completo Domenico Sepe, di quelli che spaziano dalla scultura alla pittura dalla scenografia al disegno, tutto con l’entusiasmo della sperimentazione e del toccare argomenti attuali quanto storici. Come un divenire da scoprire giorno per giorno, parte dalla scultura ellenica, ma non trascura la ricerca, le avanguardie contemporanee, come in continua evoluzione, realizzando numerose opere, istallazioni e dipinti dall’informale al figurativo, utilizzando materiali diversi, tra cui il marmo, il legno, il ferro o l’acciaio. Ma più di tutti è il bronzo che lo caratterizza. Famosa la scultura di “D10S” (esposta all’esterno dello stadio Diego Armando Maradona, Napoli, 2021), ma anche la “Vittoria Alata” (alta circa 6 metri, Sanremo, 2018), o il “Cristo Rivelato” (Collezione Ciccone, Napoli, 2020), e la “Fontana dell’amore” (Sassi di Matera, 2020). Chiediamo all’artista.
Sepe, il suo lavoro è generalmente sedentario, eppure vive di una apertura che altri non hanno. Quanto è importante la fantasia?
“La ricerca è una parte molto importante nel percorso di un artista, spesso mi capita di incrociare sguardi ed espressioni che toccano profondamente la mia ispirazione, e sfiorano la mia ‘fantasia’. In questa fase inizia la genesi della scultura e tutto si trasforma in arte, tutto diventa un messaggio da lasciare al prossimo. Di fatto la ‘fantasia’ viene provocata nello spettatore e non è più un elemento dell’artista”.
Il suo è un lavoro molto particolare che unisce tecnica, rigore, arte, questo lato artistico si ciba di bellezza?
“La bellezza arriva direttamente dal vissuto, dal quotidiano, dalla natura. La ‘vacanza’ si trasforma in un elemento nutritivo per il mio percorso personale. Spesso è il paesaggio naturale che offre una forte spinta emozionale. In questa chiave non posso non citare la meravigliosa bellezza naturale di Capri che, ogni volta che ritorno, offre elementi nuovi. Capri non è solo paesaggio ma anche storia e bellezza che discende da chi ci vive. Una perfetta sintesi per chi è in cerca di ispirazione”.
Si, in effetti in questo le isole come Capri sono dei luoghi privilegiati.
“Capri tocca l’anima quando la vivi nel suo intenso splendore, quando mi ritrovo immerso nella sua bellezza la mia arte subisce sempre il suo fascino come un incontro con una dea”.
Tornando al suo lavoro in senso stretto, quali sono i progetti imminenti?
“Tra i progetti in corso c’è una personale ‘Rivelato, i misteri del sacro’ a cura di Giuseppina Iacovelli, alla cappella Palatina del Castel Nuovo. Mostra che diventerà itinerante e magari nel futuro potrebbe approdare anche nella bellissima isola di Capri. Ci sono inoltre diverse opere in corso ma anche da realizzare. La sirena Partenope attualmente esposta al Grand Hotel Parker’s, il ritratto Di Gemito e l’opera Divino presso la facoltà di lettere Federico II, sempre a Napoli, esposizione curata dalla professoressa Isabella Valente ‘In giro per Atelier’ insieme ad altri 13 scultori del panorama nazionale e internazionale, e il catalogo Etere a cura di Lorena Cangiano”.
E quale il sogno nel cassetto?
“Realizzare un monumento che racconti il lato positivo dell’essere umano, mi piacerebbe ritrarlo attraverso due o più figure che si elevano verso l’alto dove primeggia un corpo femminile rivolto al cielo e con una mano sembra toccare il ‘divino’. Il luogo dovrà esser altrettanto bello, e qui mi viene subito da pensare alla meravigliosa Capri che, con il suo paesaggio, farebbe da cornice ad un’opera che contribuirebbe ad esaltare il bello che c’è”.