Per incontrare Vincenzo Oste, basta andare al Rione Sanità a Napoli, nel suo Atelier Inès in Via dei Cristallini, per alloggiare in suite con pezzi d’arte che raccontano la sua storia o magari solo per conoscerlo e inoltrarsi nel laboratorio, come fanno i collezionisti che si perdono tra il giardino e l’antro incantato, dove ascoltare mille racconti e vedere come nascono oggetti di grande bellezza e alta qualità tecnica. Lui è felice di parlare e raccontare il suo lavoro, che è anche passione e scelta di vita con la moglie Inès Sellami.
Vincenzo lei è un figlio d’arte, una continuità dall’opera creativa di suo padre Annibale, quanto è stato determinante questo?
“Sicuramente ho avuto una grande opportunità, potendo frequentare un laboratorio d’arte fin da piccolo. Papà mi ha educato al bello e mi ha trasmesso la grande consapevolezza della materia, riuscire a trasformarla e a tradurla in altro, ovviamente sempre con dei canoni diversi e trasversali rispetto al classico modo di dire le cose. La trasversalità, infatti, è stato un punto chiave per me, e poi l’opportunità di stare in un laboratorio artigianale dove tutti i giorni si vedeva e si vede tutt’ora la trasformazione dal pensiero alla scultura. Esperienza che poi si è unita allo studio di alta formazione del gioiello, e quindi dalla scoperta della macro di mio padre sono arrivato al micro ovvero alla scultura da indossare”.
L’essere poliedrico, parte del suo carattere, quanto incide nel suo lavoro?
“L’essere poliedrico è fondamentale per il mio lavoro, mi piace moltissimo nella quotidianità passare dalla costruzione di un tavolo alla progettazione di uno specchio, all’indossabilità di un gioiello. Ovviamente tutto ciò è grazie sempre al laboratorio, all’officina operativa e agli operai altamente specializzati. Mi diverte saltare da un campo all’altro”.
Quali i progetti prossimi?
“Sono impegnato da alcuni anni nella costruzione assieme a mia moglie della grande scultura che si chiama Atelier Inès, mentre continuo a realizzare tanti progetti diversi di design, e alcuni mi legano a Capri proprio in questi giorni. Da tavoli a gioielli la mia quotidianità è così”.
Nella sua vita sociale e lavorativa il pubblico è determinante?
“Il pubblico è fondamentale, e per pubblico intendo le relazioni umane. Sono molto fortunato perché le mie relazioni si intrecciano con i miei collezionisti, loro sono i primi che spesso mi indicano delle nuove strade. Devo dire che io ho escluso le strade social che erano condizionate a priori. Mentre è un lungo scorrere avere a che fare tutti i giorni con collezionisti nuovi, che vengono da tutte le parti del mondo, dove il concept di Atelier Ines, come luogo di socialità riesce a sviluppare questo legame che si rinnova, in uno spazio che funge anche da galleria, e quindi le persone non solo soggiornano, ma addirittura me le trovo nel laboratorio a vedere nuove cose. Un arricchimento continuo”.
Capri ha un posto nel suo cuore, ci racconta perché?
“A Capri sono fortemente legato, è un luogo che amo, attualmente la frequento spesso perché sto realizzando delle opere per Concettina ai Tre Santi che apre a breve li, sia per la cantina e sia delle piccole sculture da tavola, e ancora una piccola opera che andrà ad abbellire la boutique di Laura Laureto e un’altra dedicata ad Emma Esposito per l’hotel La Minerva che è uno dei miei luoghi del cuore”.