Capri ti restituisce sempre tutto

Il 1 di gennaio del 2023 l’ingegnere Matteo Cacace viene nominato come nuovo responsabile dell’Ufficio del Paesaggio del Comune di Anacapri, carica questa che ricopre fino al 7 di giugno del 2024. Ingegnere partiamo proprio da qui, come ha vissuto questa designazione? 

Certamente non è stato semplicissimo, ma nulla lo è come non lo è stato per un ragazzo di soli ventinove anni che si trova carico di responsabilità a ricoprire una nomina così importante in un ufficio che, per certi versi, è molto delicato e ho cercato quindi di svolgere l’attività nel modo migliore, riflettendo con serietà sui vari argomenti. È stata un’esperienza importante e formativa per il mio precorso di crescita sia professionale, affrontando per la prima volta problematiche spinose, sia personale per la gestione dei rapporti ma, nell’ambiente, sono stato accolto con grande stima e affetto”.

 Cosa temeva maggiormente?

Che i professionisti esterni, essendo più grandi, potevano farsi condizionare dalla mia giovane età e riconoscere in me una figura poco credibile. Nulla di tutto ciò è accaduto perché le cose fatte in un certo modo riescono bene. Una scelta, quindi, che rifarei tranquillamente ma, ad oggi, ho deciso comunque la libera professione”.

 E il fatto di non avere una grande esperienza è stato condizionante? “Nessuno nasce con esperienza, la si acquisisce con il tempo, viene da sé ma, di parte nostra però noi giovani dobbiamo avere la voglia e l’ambizione di non avere la paura di fare dei passi nel vuoto, e bisogna farli pensando a quello che si sta facendo”.

E quanti passi sono stati fatti per arrivare ad una laurea in Ingegneria Edile? 

Parecchi, innanzitutto ho avuto la fortuna di studiare credo nel liceo più bello del mondo, mi sono diplomato infatti al liceo classico nella Certosa di San Giacomo di Capri. Un liceo in un museo con solo cinque classi, una per ogni anno, e la segreteria; ci conoscevamo tutti. Per onestà intellettuale confesso che di primo acchito ero molto prevenuto, credendo che studiare il greco e il latino fosse inutile ma, con la consapevolezza di poi, dico che è stata una scelta giusta perché mi ha insegnato il metodo su come ragionare sulle parole”. 

E dopo come ha scelto di iscriversi ad ingegneria? Una passione che sembra quasi un ossimoro. 

Nasco in una famiglia dove non ci sono ingegneri, e quando sei al liceo è sempre difficile trovare la propria strada, capire quella adatta a te. Caratterialmente poi sono molto curioso, e tra le tante domande che mi ponevo, c’era anche la volontà di capire perché un edificio fosse fatto in un determinato modo”. 

La passione per questo lavoro, quindi, nasce dall’osservare quello che c’è intorno? 

No, la passione nasce dal voler capire come sono fatte certe cose. Mi sono così iscritto alla Federico II, trasferendomi a Napoli, e abilitandomi alla professione subito dopo aver conseguito la laurea. Ad oggi tutto quello che sono riuscito a raggiungere lo devo ai miei genitori perché mi hanno messo nelle condizioni di poter affrontare serenamente tutto il percorso universitario non facendomi mancare nulla. Avrei potuto scegliere la via più facile, magari seguendo mio padre nel suo lavoro, che per altro è un lavoro meraviglioso perché è un battelliere della Grotta Azzurra, ma le cose facili non ci piacciono. Sento la necessità e il bisogno e l’ambizione di creare qualcosa da zero, qualcosa di mio, ed essere il punto di riferimento per le persone che lavoreranno con me”.

Quali sono i ricordi, le sensazioni della sua infanzia sull’isola che le sono rimasti più impressi nell’animo?

Se chiudo gli occhi e guardo indietro vedo dei ragazzini che, con le biciclette, correvano per via Camerelle o al mare con le canoe a Marina Piccola, con le maschere per guardare i fondali, o rincorrere un pallone. Ho avuto una grande fortuna, crescere su un’isola dove tutto è stato come una magia, i sogni, le speranze, la luce di quei pomeriggi senza tempo e, diventando grandi, nonostante la vita ci abbia separati facendo scelte lavorative diverse, ci siamo sempre stati in ogni momento l’uno per l’altro

Com’è vivere su un’isola?

Vivere su un’isola non è sempre semplice, a volte sei costretto a doverti spostare soprattutto per motivi di studio, non è come essere in una grande città dove hai tutto a portata di mano, le cose vivendo qui te le devi andare a prendere ma, facendo un bilancio dare-avere posso affermare che è più quello che l’isola da che quello che l’isola prende. È vero magari in inverno è più silenziosa, intimamente riservata, ma è altrettanto vero che le opportunità che ti regala in nessun altro luogo è possibile averle. Capri ti restituisce sempre tutto”.

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