Ha il doppio passaporto e doppia nazionalità ma il cuore è quello di un napoletano innamorato della sua terra, Sal Da Vinci cantante, attore di teatro e figlio d’arte, nasce infatti a New York dove il padre, Mario Da Vinci, cantante ed interprete della sceneggiata napoletana, in quel periodo si trovava negli Stati Uniti per una tournée.
Maestro, New York la troviamo solo nelle sue origini o anche nella crescita formativa, personale e lavorativa? “Sicuramente la napoletanità è sovrastante ma questo passaporto mi ha portato a guardare oltre il confine. Mio padre, da bambino, mi ha sempre parlato di New York come una terra di possibilità, è partito alla ricerca non solo del sogno americano ma anche del ‘suo sogno’ e credo sia stato l’unico napoletano scritturato da un‘etichetta internazionale avendo portato sui palcoscenici internazionali da Radio City, il famoso teatro polivalente situato nel complesso immobiliare Rockefeller Center a New York, al Santa Monica di Los Angeles, semplicemente il suo modo di essere . Ha girato tanto e l’America è stata la sua prima grande risposta artistica, era il 1967 e all’epoca ovviamente tutto era molto più complicato, non come oggi che in videochiamata puoi contattare chiunque e dove tutto è a portata di mano, ma riuscì comunque nel 69’ a mobilitare una famiglia e, nonostante i mezzi e la mentalità di allora, mia madre incinta e con altri due miei fratelli lo raggiunse facendomi nascere a Brooklyn. Sono anche cittadino americano, ma sono anche un ‘Italiano di Napoli’, il teatro è la mia seconda casa e devo tanto alla mia terra che mi ha sempre sostenuto”. A cosa ha dovuto rinunciare Sal Da Vinci per avere quello che oggi ha?
“Non ho vissuto la mia infanzia perché ho sempre lavorato e mi sono perso questo passaggio. Ho giocato con i miei figli e ogni tanto gioco con i miei nipoti, e questi sono i momenti in cui mi ritrovo, però quella parte mi manca non averla vissuta, ero impegnato a teatro”.
E non è stato come un gioco per lei?
“Inizialmente sì ma poi è diventata una cosa seria, perché mio padre era molto esigente ed era faticoso, non solo per le prove ma proprio sostenere i ritmi; avevo sette anni e facevo tre spettacoli al giorno, entravo in teatro con la luce ed uscivo con il buio”.
E parlando di suo padre quanto ha condizionato direttamente o indirettamente la sua carriera, è stato impegnativo essere figlio di Mario Da Vinci, grande personalità affermata nel mondo della musica a Napoli, città dove tutto è più altisonante rispetto ad altri posti?
“Per me è stato un grande esempio. Sono sempre stato affascinato dal suo modo di fare, lui è cresciuto in una famiglia poverissima e ha combattuto contro i mulini a vento, inventandosi una vita con quello che amava fare, cioè cantare. Sono stato fortunato e benedetto perché mio padre mi ha dato la possibilità di salire su un palco il 20 settembre del 76’ debuttando al suo fianco, ad Ercolano, in una manifestazione dove lui cantava ed io recitavo. Lì nacquero Mario e Sal Da Vinci. Ho girato quattro film con mio padre e uno da coprotagonista con Carlo Verdone e Alberto Sordi dal titolo ‘Troppo forte’ e venni, peraltro, scelto qui a Capri”. E proprio a Capri lo scorso anno è stato invitato a sostegno dei ragazzi della scuola media che hanno messo in scena il musical ‘Scugnizzi’.
“Si è stato meraviglioso, grazie anche all’aiuto di Don Nello, il giovane parroco dell’isola che recluta anime belle, ed è in prima linea per la comunità. Vedere i ragazzi impegnati con passione sul palco del teatro del Grand Hotel Quisisana è stato emozionante anche perché, tanti anni fa, a me questo spettacolo ha cambiato la vita. Il teatro è stata la mia grande scuola e ho collaborato con grandi registi e ho incontrato tutto quello che potevo incontrare. Un grazie lo devo anche a mia moglie, è stata veramente brava, come al tempo lo fu mia madre, ad essere sempre accanto al marito, portando sempre i nostri figli ovunque, in silenzio, dietro le quinte o nei camerini. Tanti sacrifici ma tanto amore”.
E Capri che posto occupa nella sua vita? “Importantissimo, noi da Napoli vediamo quest’isola come una bella donna distesa al sole, se la focalizzi bene, infatti, ha questa forma sinuosa di una donna e la donna è la più grande creazione che Dio abbia fatto e lo stesso ha fatto con Capri. E credo questo sia il motivo per cui il caprese ha questa fierezza negli occhi e il benessere nell’anima”.