Fotografare capri è sempre una sfida

Secondo la filosofia di Roberto Della Noce la fotografia deve essere utile soprattutto allo scopo prefissato, ovvero come linguaggio preciso per esprimere un’idea, ma la sua semplicità è un’arte che il fotografo Della Noce utilizza con maestria, come modo diretto e naturale per comunicare ciò che sente. Un lavoro che ama e si vede, mettendo in pratica ricerca personale e allo stesso tempo espressione intima, creatività che non sempre mostra ai più. Più facile vedere i suoi lavori in ambito turistico, teatrale, pubblicitario, architettonico, artistico e tanto altro. Un eccellente fotografo con la modestia di chi non finisce mai di imparare, e proprio per questo un esempio con tanto da raccontare.

 Come nasce la sua passione per la fotografia? 

In verità nasce un po’ per caso: fin da bambino mi piaceva molto disegnare. Da adolescente vivevo la frustrazione di non riuscire a rappresentare le immagini che avevo in testa, mancava la tecnica. Pensai così che andarle a cercare con una macchina fotografica sarebbe stato più semplice ed immediato. Non sapevo quanto questo fosse lontano dalla realtà, ho impiegato 30 anni per raggiungere quell’obiettivo, almeno nella ricerca personale”. 

Lo reputa un lavoro artistico o unicamente frutto di tecnica e rigore? 

Penso sia una combinazione tra i due aspetti: una tecnica rigorosa può supportare molto uno sviluppo artistico, tutto sta a non farsi imbrigliare nelle regole, ma romperle con consapevolezza ed estro. Sono molto preciso nel mio lavoro, anche quando diventa solo espressione creativa. Poi ci sono settori della fotografia che necessitano una tecnica senza un’interpretazione personale, come la riproduzione di opere d’arte”. 

Quanto è importante la fantasia e la bellezza dei luoghi? 

Molto importante, ma deve essere sempre accompagnata da una grande sensibilità. Questa ti permette di scorgere tante sfumature in più. La bellezza di un luogo ti mette davanti alla responsabilità di rappresentarla in tutta la sua potenza. Certe volte ho deciso di non scattare foto perché non avrebbero reso giustizia, vuoi per la luce, vuoi per la stagione inadatta”. 

In questo le isole come Capri sono dei luoghi dell’anima, dove spesso si è trovato a lavorare, che cosa cambia in questi scenari magici? 

Cambia molto, Capri è un’isola stupenda e, come dicevo prima, nelle mie fotografie, mi sento responsabile di rappresentarla al meglio della sua bellezza e delle emozioni che suscita, questa è una bella sfida! Nei lavori a Capri, quindi, ho sempre cercato di impegnarmi di più, di non accontentarmi mai. Una forma di rispetto dovuta ad una perla del nostro Golfo”.

Tornando al suo lavoro in senso stretto quali sono i suoi progetti imminenti? 

Seguo due percorsi che si intrecciano in vari punti: il lavoro per la committenza e la ricerca personale. Negli ultimi anni ho lavorato molto con galleristi e musei, questo ha stimolato molto la ricerca creativa personale. Ho un progetto da realizzare molto complesso, basato sulla percezione della realtà. Un progetto che sfocerà in una mostra e poi chissà, magari in un libro”.

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