Capri: il tempo del riposo e della meditazione

L’ultima mostra a maggio scorso, il suo è un ritorno alla Galleria Trisorio a Napoli, dove Sergio Fermariello ha richiamato pubblico e critica di addetti ai lavori, catturando lo sguardo con una varietà di colori per il suo tratto inconfondibile, misto tra guerrieri in offesa e in difesa, rinnovando il legame tra estimatori ed artista sempre molto forte perché è amato e seguito. Con una storia interessante che lo caratterizza, come la sua partecipazione a Venezia alla 45ª Biennale, o nel 2004 la presentazione al Pier 17 di New York con l’installazione itinerante “Avviso ai naviganti”, o nel 2015 quando ha realizzato sul Litorale Domizio la grande installazione ambientale “La terra di nessuno”. Ed ancora con alcune sue grandi opere che sono state installate nella stazione Quattro Giornate della Metropolitana di Napoli, presso l’Aeroporto internazionale di Capodichino o all’Università Bocconi a Milano. E un suo lavoro acquisito dal Museo di Capodimonte di Napoli. Ne parliamo con l’artista Sergio Fermariello. 

È recentissima l’inaugurazione di una sua mostra presso lo Studio Trisorio a Napoli, ci racconti la genesi dell’esposizione.

Ho accettato con molto piacere la proposta di Laura Trisorio di presentare il mio nuovo lavoro in galleria questa primavera a Napoli. Realizzare una mostra nella propria città (giocare in casa praticamente), comporta però anche una serie di rischi, il più evidente in questo caso, è che le persone negli anni, hanno imparato a conoscerti e, presentandomi con un lavoro già visto e consumato, sarei andato incontro ad un probabile insuccesso, almeno nelle aspettative di coloro che mi avrebbero giudicato. Quindi ho dovuto rischiare e rimettermi in gioco con un nuovo lavoro.” In cosa si differenzia questa mostra rispetto alle esposizioni precedenti? 

Praticamente la novità consiste nell’aver fatto riemergere il segno che mi contraddistingue, il segno del guerriero, rinunciando al supporto della tela in superficie che lo avvolgeva e, facendo a meno della cornice che lo delimitava. In pratica mi sono liberato di una comfort-zone di cui non ne sentivo più il bisogno”.

Nella sua biografia c’è scritto che vive e lavora tra Napoli e Capri, qual è il suo legame con l’isola? 

Napoli è la città che mi ha visto nascere e crescere, e i miei fantasmi sanno riconoscere la strada e sanno come raggiungermi per perseguitarmi. L’isola di Capri, come del resto tutte le isole del golfo, rappresenta dunque, per me, il tempo del riposo e della meditazione. Non è il caso di sottolineare che in questo caso si tratta di un vero proprio riposo del guerriero, visto il mio segno nel lavoro”.

Quali sono i suoi progetti imminenti? 

A settembre ho in programma una mostra personale presso una galleria di Lugano e di realizzare una scultura in Friuli, a Lignano Sabbiadoro”. 

Per un artista un luogo dove pensare e immaginare nuove creazioni è molto importante e Capri nonostante clamore e mondanità, riesce ad essere anche molto silenziosa e discreta, qual è la sua Capri? 

Paradossalmente, è proprio il posto che più mi perseguita, e come accennavo prima, Napoli vanta questo primato, quello che più nel tempo mi ha dato inspirazioni e soluzioni creative. Quindi uscire da Napoli per me è come andare in vacanza, e a Capri, in questa bellissima villa dell’Ottocento che mi ospita, un poco decadente e lontana dal flusso dei turisti, trovo quella pace che i miei fantasmi altrove, mi avrebbero impedito”. 

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