Chi non conosce Maurizio De Giovanni, non ha letto un suo libro o non ha guardato una fiction ispirata ai suoi romanzi, ognuno ama i suoi personaggi, sentendosi più vicino alle differenti personalità dai protagonisti dei Bastardi di Pizzofalcone, a Sara o al commissario Ricciardi. Tutti amano immedesimarsi in loro, o addirittura all’opera di De Giovanni, per ipotizzare questo o quell’andamento degli eventi o la scelta di un finale più o meno fantasioso. Un dialogo aperto, che i lettori hanno instaurato con lo scrittore sempre pronto a dialogare durante le sue frequentatissime presentazioni o partecipazioni ad eventi, dove si va per incontrarlo e per indagare, essere vicini ai personaggi, e alle storie che stanno per arrivare. Si direbbe un lavoro nel lavoro per De Giovanni, ma a quanto pare anche molto piacevole, come ci racconta.
Quella estiva è una stagione densa di appuntamenti per lei, cosa le rimane da questo bagno di folla che desidera incontrarla?
“Per uno scrittore la fase in cui si incontrano i lettori è il momento più bello, perché, nel mio caso in particolare, quando scrivo mi immergo completamente nella storia e per un mese mi isolo completamente dal mondo. Tornare a incontrarci e parlare di libri, di storie, di personaggi e di cultura quindi per me è sempre emozionante. Si può dire che scrivo soprattutto per questo particolare momento di condivisione”.
I suoi lettori attendono con ansia l’ultima sua creazione, è una gioia o più una responsabilità?
“Spero che ‘l’ultima’ sia il più lontano possibile. A parte gli scherzi. Io direi entrambe le cose, ma da un punto di vista diverso: perché la responsabilità lo scrittore la deve sentire solo verso i personaggi che racconta. È anche vero che è bello sapere che ci sono tante persone che aspettano di conoscere come si evolvono le storie di Ricciardi, Mina, i Bastardi, Sara. Significa che scrittore e lettori condividono l’affetto verso di loro ed è motivo di grande gioia incontrarsi per discuterne e confrontarsi”.
Capri è stata raccontata al meglio da lei, quale il suo legame con l’isola?
“Il problema di Capri è averla così vicina, e le cose a portata di mano, si sa, hanno la caratteristica di perdere valore. E invece a distanza di un’ora da Napoli ti ritrovi in paradiso, in un panorama che sembra immaginato da uno scenografo esperto di effetti speciali, capace di farti tornare a casa con un sorriso estatico. Capri è un’esagerata manifestazione di bellezza. Capri è una bella donna soprattutto, sempre diversa, che non ti lascia nulla di intatto nell’anima”.
La bellezza come ispirazione, come è stata Capri per molti scrittori, è importante per lei?
“Bellezza per me significa complessità e molteplicità. La bellezza della mia città è fonte inesauribile di ispirazione: io prendo pezzi di realtà, frammenti, impressioni, una parola, una frase ascoltata, una scena vista, poi da lì tesso la mia ragnatela. Direi quindi che è imprescindibile”.
Quali i progetti futuri?
“Mi aspettano Ricciardi e Marta. Verso la fine dell’anno ci sarà Volver, il libro del ritorno. Voglio raccontare Ricciardi nella sua terra, in Cilento”.