Imbracciava una chitarra e suonava la classica ‘posteggia napoletana’ allietando gli ospiti seduti ai tavoli dei ristoranti; così Giuseppe Gambi si è pagato gli studi al Conservatorio di Avellino con grandissimi sacrifici dovendo infatti svegliarsi tutti giorni alle sei per seguire le lezioni di canto, tanto che ad un tratto ha pensato anche di non riuscire a portarlo a temine ed invece ha conseguito brillantemente il diploma aprendogli le porte ad un pubblico nazionale ed internazionale. La sua è una formazione classica con il canto lirico ed ha iniziato in tenerissima età, aveva solo quattro anni quando ha partecipato allo Zecchino d’Oro. Una vita dedicata al canto e non esiste un giorno in cui non lo abbia fatto.
Ha scoperto da piccolissimo questa forte passione per il canto, ma perché la lirica moderna?
“Dopo il conservatorio avevo due possibilità: quella di cantare la lirica nei teatri o il canto lirico moderno. La prima opzione risultava troppo impegnativa per me non avendo una mentalità adatta per fare l’opera anche perché mi muovevo troppo in maniera personale sul palco e, questa cosa, ai registi della lirica non è mai piaciuta; è sempre piaciuta invece la vocalità anche se il resto era da costruire.
L’alternativa a tutto ciò era il canto lirico moderno a cui mi sono dedicato completamente”.
Un momento molto importante nella sua carriera è stato cavalcare i palcoscenici televisivi.
“Mi presentai ai provini di ‘Domenica In’ condotta in quel periodo da Pippo Baudo ed ebbi così l’opportunità di farmi conoscere al grande pubblico. Ho iniziato a frequentare il mondo della televisione e tanti i nomi con cui ho cantato, Irene Grandi, Orietta Berti, Arisa, Fabrizio Moro, tutti con il proprio carisma ma duettare con Marcella Bella e vincere la puntata de ’I Raccomandati’ è stato veramente pazzesco”.
Un grande successo anche all’estero.
“Ho scritto una canzone dal titolo ‘Italia patria mia’ dedicata a tutti gli italiani che vivono all’estero, che mi ha permesso di viaggiare tanto e di diventare un giovane ambasciatore che porta il bel canto nel mondo”.
E Capri quando arriva nella sua vita professionale?
“Capri arriva dopo tanto tempo, era il 2016 quando feci un concerto a Villa Lysis.
Sono ritornato poi nel 2019 per festeggiare i miei dieci anni di carriera con un concerto in Piazzetta e devo dire anche con grande successo, iniziai alle ventuno e fino a mezzanotte è stata una festa continua. Tutto molto suggestivo devo dire, dinanzi ad un pubblico per la maggior parte americano che mi acclamava mentre scendevo, vestito di tutto tiro e illuminato solo da una luce di scena, la scalinata della piazzetta intonando la canzone di Andrea Bocelli ’Con te partirò’. Una grande emozione”.
È molto legato a quest’isola, ne parla con grande trasporto.
“Capri è l’isola della fortuna, personalmente mi ha regalato l’internazionalità, grazie al fatto di aver cantato in piazzetta, infatti, mi sono ritrovato ad esibirmi dall’altra parte del mondo. Trovo la maggior parte delle mie ispirazioni nel silenzio e nella solitudine, facendo un lavoro che mi fa stare a contatto costantemente con il pubblico è fondamentale concedersi degli spazi, dei tempi, delle pause e ritrovarsi. Tanti i luoghi di quest’isola che hanno conquistato il mio cuore ma uno in particolare più di tutti dove mi rifugio per pensare con una limonata tra le mani: ‘ai due leoni’, una suggestiva terrazza panoramica in prossimità dei Giardini di Augusto, chiamata così perché a vegliare sul belvedere che dà verso Marina Piccola e sui Faraglioni ci sono due maestosi leoni in pietra. Per me Capri è quel momento lì”.
Se apriamo il cassetto dei sogni di Giuseppe Gambi?
“Scrivere una bella canzone su Capri anche perché, al conservatorio, ho avuto l’onore di essere premiato direttamente dal grande Maestro Peppino di Capri. Non sono figlio d’arte, in casa non cantava nessuno a parte mia madre ma in modo non professionale, dandomi però, insieme al buon Dio, il dono della voce. Quando canto è una grande libertà per me e sogno di poterlo fare per sempre”.