Il suo ineguagliabile panorama

Sono bastati una laurea in ingegneria e un atto di coraggio avuto a quarant’anni, dopo una crisi professionale, a fargli prendere la decisione di aprire nel 1998 la sua azienda che vanta di venticinque dipendenti e di un ampio respiro internazionale. A raccontarsi è l’ingegnere partenopeo Riccardo Verde, fondatore e amministratore unico di Schenker Watermakers, leader nella produzione di dissalatori a recupero di energia. I suoi esordi dopo l’università lo vedono impegnato in colossi come l’Alfa Romeo; Ingegnere cosa è stato a farla avvicinare a questo settore?

“Sin da ragazzo sono stato velista, sapevo quali fossero le reali esigenze di un’imbarcazione, a ciò si è unita la conoscenza tecnica che derivava dai miei studi ingegneristici. Navigando, e questa volta non per i mari ma sui grandi motori di ricerca, mi accorgo che in America si stavano sviluppando delle tecnologie molto interessanti per ottenere acqua dolce con basso consumo di energia e da lì ho avuto l’illuminazione. Con un colpo di coraggio, dimettendomi da tutte le altrea mie attività, ho fatto fluire le mie energie in quella che oggi si chiamerebbe una start up”. 

Come avete conquistato il mercato estero?

“Abbiamo capito sin da subito che il nostro, essendo un prodotto di nicchia e non di largo consumo, era destinato ad un mercato ristretto e per arrivare ad un livello importante di vendite andava allargato. Siamo stati da subito orientati verso l’export tanto che, ad oggi, il 70% della produzione è per l’estero. È un grande impegno e una grande fatica culturale dovendo presentare un prodotto attraverso un approccio con i clienti che tenga conto delle diverse culture. I nostri sono mercati di spessore, gli Stati Uniti, l’Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone”.

La sfida più grande? 

“Sicuramente affrontare il mercato severissimo degli Stati Uniti che, se da un lato apprezza il prodotto italiano per lo stile, dall’altro aleggia una sorta di diffidenza e riuscire ad entrarci, è per noi veramente un motivo di grande orgoglio”.

Questi impianti possono essere posizionati su tutte le imbarcazioni, anche quelle piccole?

“Si, ed è il nostro punto di forza, volendo dare un numero partiamo da barche di 27 piedi, circa dieci metri per intenderci, fino ad arrivare ai superyacht. Riuscire ad offrire questa tecnologia anche ad un utente medio, era per noi molto importante, una sfida che ci ha consentito di aumentare i numeri, grazie ad una nostra determinata caratteristica tecnologica che riesce ad abbattere il consumo elettrico. I nostri sistemi sono brevettati e i dissalatori possono essere elettricamente alimentati direttamente dalle batterie e non necessitano di un gruppo elettrogeno. Questo ha fatto sì che facessimo dei grandi numeri”.

Capri è stata di aiuto da un punto di vista lavorativo?

“Capri è un posto che ti apre la mente e la piazzetta è un’immensa finestra sul mondo che dà la possibilità di interfacciarti con eclettiche personalità, anche imprenditoriali. La capacità di interloquire con i partner che abbiamo nel mondo è stata resa possibile da qualche seme che mi è stato lasciato dalle tante conoscenze avvenute nel salotto più stimolante ed internazionale del mondo. Questo sicuramente è qualcosa che mi porto dentro, come la cultura del bello e il rispetto della bellezza che si vive a Capri. Una delle caratteristiche della nostra azienda, infatti, è quella di fare dei prodotti belli, rendendoci riconoscibili come prodotto italiano. Frequentare Capri affina il gusto e la ricerca della bellezza e questa è una cosa che l’isola mi ha insegnato”.

 E le ha mai salpate le acque di Capri?

“Assolutamente si avendo, io e la mia famiglia, un rapporto molto stretto con l’isola. Abbiamo vissuto qui per venticinque anni e abbiamo imparato ad amarla di un amore che va al di là del concetto del turismo, ma arriva fino al cuore. Qui sono legate a me le esperienze più gratificati, ma anche i primi amori, i locali di tendenza dell’epoca, e poi ad Anacapri c’è la Migliera che è sicuramente il luogo che, con il suo ineguagliabile panorama, come un preziosissimo scrigno conserva tantissimi miei momenti. Dopo la morte di mio padre, mia madre e mio fratello hanno deciso di rientrare a vivere a Napoli ma manteniamo ancora la casa ad Anacapri che, oggi per noi, rappresenta il buon ritiro della famiglia”.

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