Capri resterà sempre nel mio cuore

Vive sul Tamigi in una casa con un pontile privato a cui attracca la sua barca e un orto dove coltiva le zucchine e qui, lo Chef caprese Giuseppe Silvestri tiene anche lezioni di cucina. Ha aperto ventisei posti di ristoro in venti anni, tre anni fa si è trasferito ad Amman, in Giordania al timone di uno store, con un nuovo concept, con otto ristoranti diversi. Pluripremiato dal prestigioso Les Toques Blanches al Lion Golden di Venezia con la motivazione di essere il divulgatore e ambasciatore della cucina italiana in Inghilterra. Trentacinque anni fa infatti arriva a Londra, l’idea era di restarci solo un paio di mesi, quelli in cui Capri si riposa dalle frenetiche estati, ed invece è rimasto più della metà della sua vita. Alla domanda se si potesse riassumere in un’unica frase tutta la sua vita lui ha risposto ‘sliding doors’ che tradotto sarebbe ‘porte scorrevoli’. Titolo di un film del 1998 che riflette sull’idea dei quasi-incidenti e dei what-if che si verificano nelle nostre vite cambiandone il destino. 

Chef qual è stato quindi il suo Sliding Doors?  

“Avevo undici anni, era estate e abitavo a Capri nella zona di Matermania, da cui poi proseguendo si arriva all’Arco Naturale, uno dei luoghi dell’isola a me più cari, e il nostro vicino era un pittore di nome Eletro a cui, io e mio fratello, un giorno avemmo la brillante idea di lanciare dal nostro balcone delle fette di melone. Mio padre per punizione mi mandò a lavare i piatti al ristorante da Gemma. Ci sono rimasto per quindici anni iniziando a lavare i piatti, poi i bicchieri, poi passando in sala, lavorandoci tutte le stagioni, studiando in inverno, fino a quando ho iniziato a viaggiare per fare dei corsi di cucina in Francia in una scuola specializzata dove ho imparato tantissime tecniche; in quel periodo mi appassionai alla ristorazione e capii cosa mi piacesse fare, grazie anche alla proprietaria, la signora Gemma che mi ha formato e mi ha insegnato tutto di questo lavoro. Accadde poi che durante una di queste stagioni ho incontrato la mia prima moglie che viveva a Londra e che mi fece conoscere un suo amico con cui ho aperto Daphne’s, il ristorante che mi ha cambiato totalmente la vita”.

Ci racconti allora in che modo le ha cambiato la vita. 

“Daphne’s ha avuto un successo incredibile proponendo pietanze semplici come i ravioli e fiori di zucchina fritti, piatti che ho imparato da Gemma e da mia madre. Una sera mi fu detto ‘stasera il ristorante è chiuso al pubblico, apriamo esclusivamente per la Principessa Diana. Andai personalmente a prendere la comanda con il mio accento italiano, e lei mi chiese leggendo il mio nome sulla divisa, ‘Giuseppe quando tu stasera vai a casa che cosa ti cucini?’, con il cuore in mano risposi ‘spaghetti con pomodoro fresco e basilico’ perché avevo i primi pomodorini del piennolo direttamente dall’Italia. Si innamorò perdutamente di questo spaghetto. Per secondo preparai un branzino al forno con patate e un’insalata di rucola. Lo staff, la manager, il proprietario e tutti mi dissero ‘no Giuseppe fino ad ora ti abbiamo dato carta bianca, ma quest’erba qui in Inghilterra la diamo ai cavalli’. Visto che adoro le sfide, presi il piatto e lo portai alla principessa dicendole ’quest’insalata noi la mangiamo a Capri’. Il giorno dopo ero su tutti i giornali inglesi neanche come se avessi scoperto chissà cosa. Quello fu il momento che cambiò la mia vita. Tempo due settimane e fui contattato con la proposta di divenire lo Chef personale della principessa al Savoy e al Ritz; sono stato uno degli ultimi Chef che ha cucinato per lei”.

Nel 1996 entra nel gruppo Harrods, un’altra grande sfida?

“Assolutamente si, voglio sempre nuove challenge, nuovi stimoli, non ritorno mai su quello che ho fatto prima, non mi sposo mai con la stessa moglie. Dopo un lungo braccio di ferro con Al-Fayed, avendo entrambi due fortissime personalità, ad Harrods ho aperto la prima pizzeria con i forni a legna, premiata per tre volte come la migliore pizza al mondo”.

Quanto Capri è stata incidente nelle sue scelte?

“Moltissimo, la parola Capri mi ha aiutato moltissimo, aprendomi le porte ovunque, da Zuma a Nobu. Capri anche indirettamente mi ha dato tutto e anche se, vivendo all’estero, la mentalità cambia, lei resterà sempre nel mio cuore”.

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