La storia di Colette apre la rassegna culturale  “Voyage à Capri”

Dopo l’anno dantesco nel 2021 e l’anno del paesaggio nel 2022, nel 2023 la rassegna culturale dell’Associazione culturale Polis 3.0 ETS,  è dedicata al tema del ‘viaggio’ o, meglio, ai viaggiatori francesi a Capri. Artisti, scrittori, filosofi, musicisti, architetti e stilisti del mondo della francofonia che scelsero Capri come meta del loro percorso di formazione e ricerca lasciando testimonianze scritte o figurative. L’occasione del tema è offerta da due ricorrenze: il centenario dalla morte di Jacques Fersen che ha lasciato come suo imperituro ricordo sull’isola Villa Lysis, e i 150 anni dalla nascita della scrittrice Colette, e ha come obiettivo quello di evidenziare il forte legame tra Capri e la Francia e/o la francofonia. Dai primi viaggiatori francesi giunti a Capri alla ricerca delle vestigia di Tiberio, agli artisti che si innamorarono delle loro muse e si fermarono sull’isola quasi per tutta la vita; agli intellettuali che trovarono in Capri un luogo dove poter esprimere appieno se stessi, una fonte di ispirazione per la propria arte o più semplicemente un buen retiro. 

Attraverso l’ormai consolidato format vincente che prevede mostre, spettacoli teatrali, concerti e conferenze  sarà restituita  l’immagine dell’isola così come è stata ‘raccontata’ dai francesi o da chi ha scelto come poli della propria attività artistica Capri e la Francia: Jean Jacques Bouchard,  il Marchese De Sade, l’Abbé de Saint Non,  Maxim Du Camp, Turpin de Crissé, Claude Debussy, Jean Benner, Edouard Sain, Tristan Corbière, Jacques Fersen, Colette, Marguerite Yourcenar, Jean Paul Sartre, Le Corbusier, Coco Chanel, Yves Dupuis e tanti  altri.

Ad aprire la rassegna, e in particolare il ciclo di incontri culturali “Voyage et voyageurs”, una conferenza dedicata alla poliedrica Colette presso la Mediateca Cacace ad Anacapri,  luogo del cuore della scrittrice.    

Sidonie-Gabrielle Colette era nata in Borgogna, nel 1873. Trasferitasi giovanissima a Parigi, aveva solo vent’anni quando sposò Henry Gauthier-Villars, seduttore compulsivo, soprannominato Willy, con il quale, in un tormentato sodalizio professionale e sentimentale costellato da trasgressioni ed innumerevoli tradimenti, aveva consumato i suoi esordi di romanziera. 

Al ciclo autobiografico dei romanzi di Claudine, Colette aveva alternato l’attività di ballerina, di attrice di teatro, le sue molte frenesie mondane, l’erotismo più sfrenato, i suoi tanti amori lesbici. Scrittrice, attrice, pantomima, ha vissuto la sua vita alla luce di molte passioni. Con la costruzione di una immagine trasgressiva, la sua, associata al libertinaggio amoroso e al mondo sulfureux dei music-hall e dei cabaret parigini, Colette scandalizza la Belle Époque. Gli uomini si susseguono numerosi nella sua vita e spesso la deludono. Saprà vendicarsene nei suoi romanzi. Nel 1912, dopo aver divorziato dal primo marito, aveva sposato un brillante giornalista destinato ad una folgorante carriera politica e diplomatica, Henry de Jouvenel, dal quale avrà una bambina, la sua unica figlia, Colette Renée de Jouvenel, detta “Bel-Gazou”, un nomignolo preso in prestito dalla sua infanzia. E l’aveva chiamata con il suo stesso nome, Colette, creandole non poche crisi di identità. Dopo la sua morte, ad occuparsi della sua opera, curandola e facendola conoscere ed apprezzare anche oltre i confini francesi, fu proprio la figlia. Quando una volta, durante un’intervista, le domandarono che cosa aveva significato avere una madre tanto celebre, lei aveva risposto: «Ci vuole tutta una vita per riprendersi».  Per costruire un rapporto sereno con la madre la piccola Colette del resto ci aveva messo decisamente tanto tempo. Entrambi i genitori, infatti, erano due persone molto in vista e molto impegnate, e tempo per la piccola Colette durante l’infanzia non ce n’era mai stato, tanto che la bambina non aveva mai vissuto con la madre, ma era stata mandata lontano, in collegio, e affidata ad una governante inglese.  Colette  va a trovarla molto di rado, le scrive lettere di rimprovero, le chiede di smetterla di fare la bambina quando diventa un’adolescente inquieta, ma sostanzialmente resta sempre distante dalla figlia. E questa colleziona errori esistenziali su errori che culminano con un matrimonio sbagliato, giovanissima, cui segue un rapido divorzio. Da quel momento la madre si riavvicina alla figlia, sente la necessità di parlare con lei, le scrive lunghe lettere nelle quali traspare il desiderio di colmare quel colloquio mancato, quel legame madre-figlia trascurato per troppo tempo. E dunque il loro carteggio è fatto tutto di queste «mille piccole cose senza importanza», sono racconti di vita quotidiana, in cui dal tono emerge la necessità di ritrovare una nuova vicinanza tra madre e figlia.

La scrittrice viaggia moltissimo per promuovere i suoi romanzi: Berlino, Lussemburgo, Belgio, Saint Tropez, Costa Azzurra, e parentesi felice della vita di Colette sarà il suo breve soggiorno a Capri, più precisamente ad Anacapri. 

La scoperta della Grotta Azzurra, il profumo dei limoni, le lunghe passeggiate per il paese attraverso i vicoli poco frequentati, l’amore per i gatti randagi, accolti e nutriti nella dimora anacaprese; Colette si innamora perdutamente di tutto ciò. Era l’estate del 1910, aveva 37 anni.  Furono pochi giorni di vacanza ma intensi quelli trascorsi sull’isola. Rientrata a Parigi, l’anno seguente conosce Henry de Jouvenel, che poi sposerà due anni dopo, nel 1913 e da questa unione nascerà, per l’appunto, la piccola Colette.  Nel luglio del 1915, Colette ritorna a Capri ed acquista la casa ad Anacapri scoperta cinque anni prima. La fa restaurare e la arreda personalmente e sarà ancora a Capri nel 1917 e nel 1918  e non solo l’isola azzurra, ma tutto il Mediterraneo rivivranno continuamente nei suoi ricordi.

Colette è la vita che pulsa, è rifiuto delle convenzioni, è opposizione ai pregiudizi, è un viaggio, il suo, quello della sua esistenza “au but de la vie” e non come per Louis-Ferdinand Céline “au but de la nuit”.

A più di sessant’anni dalla sua scomparsa, la ricezione dei testi di Colette si è arricchita oggi grazie alle conoscenze acquisite sulla storia personale della scrittrice e sulla genesi dei suoi romanzi. Il lettore odierno dispone di un più vasto registro di interpretazioni, può oggi rileggere i suoi scritti sotto molteplici aspetti. Il suo stile coniuga le sue radici rurali alle alterità delle inquietudini del suo secolo. 

Per lei scrittura e mondo coesistono come due aspetti di una sola esperienza, in un trasporto febbrile verso la libertà, l’emancipazione femminile, la liberazione della sessualità delle donne, affrancazione che per lei diventa bisessualità e polifonia, voce delle complessità dell’animo femminile e poliedricità del mondo reale. Una grande scrittrice Colette: una donna fatta di entusiasmo, di passioni, di curiosità verso tutto ciò che era umano, di sublimazione delle sue pulsioni di desiderio e delle sue esperienze erotiche.  Desiderio e amore dunque.  Ma anche intolleranza, quella di Colette, verso tutto ciò che era mediocre, amore per il misterioso e ricerca costante della scoperta di nuovi significati morali del piacere. Ed insofferenza, la sua, per i gesti formali e di circostanza e in qualche modo, di anelito verso l’eterno e dunque destinato a rimanere senza risposte. Dove se non sull’isola di Capri poteva rifugiarsi una personalità così straordinariamente complessa?

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