Conoscere Christophe Mourey è un viaggio fra i colori, la fantasia e l’amore per Napoli, che l’artista francese originario di Parigi trasmette nella vita ed esprime nelle sue opere, da partenopeo d’adozione. Con la sua mostra al PAN, Palazzo delle Arti Napoli, visitabile fino al 31 agosto 2023 “Amazing Naples – Napoli, sogno dei sogni et mes rêves de bonheur”, rende omaggio alla magnificenza della città del Vesuvio. La personale curata da Marco Fiore con la collaborazione della professoressa Marilena Marotta, è organizzata in collaborazione con il Comune di Napoli, e con il patrocinio della Regione Campania. Fortemente voluta dal Console francese a Napoli, dall’Istituto Francese Grenoble, il club Unesco di Napoli, e l’Istituto Caselli – Real Fabbrica di Capodimonte, e realizzata grazie al sostegno di Gianluca Migliorino design atelier, che propone un concetto di design sartoriale ed esclusivo, prendendo ispirazione dall’arte, che ha così realizzato e allestito gli ambienti con dovizia di particolari, carte da parati e particolari accorgimenti scenici, che hanno abbellito le otto sale, con gran numero di opere per guidare gli ospiti attraverso un accattivante e delicato viaggio fra arte e parole. È chiaro che il legame di Mourey con questa terra è ampio, trattando nella sua arte tutte le sfaccettature culturali e sociali, fino al costume al folclore e al senso di appartenenza.
Partendo proprio dalla sua napoletanità espressa nelle opere che realizza, quanto è importante questo legame per Christophe Mourey?
“Direi che è vitale, la chiamo la napolitudine, che senza sforzo mi regala carica vitale, perché qui tutto fiorisce e confluisce nell’arte. A Napoli l’incontriamo nel mare, nell’aria, nel cuore dei napoletani. È l’euforia e il furore, una creatività ipersensibile, l’espressione di una Vita Carpe Diem, che attrae e talvolta fa paura, ma sempre stimola a fare, a creare”.
Capri sarà sicuramente tra i luoghi che ama, che cosa la lega all’isola?
“Capri è un rifugio, là dove ci si può concentrare su sé stessi, grazie ad un paesaggio e una geografia che permette di trovare la serenità.
A Capri mi rigenero di bellezza per poi proseguire un cammino d’arte che deve trascinare sentimenti solo positivi”.
Che aspettative ha da questa mostra che mette in luce tutta la tua carriera?
“In questa mostra voglio restituire ai napoletani tutto il bene che mi hanno dato da più di 20 anni che vivo qui. Voglio solo dare e avere affetto, abbracci e continuare grazie a questo confronto, proseguire il mio ‘Giverny’, cioè l’atlante sulla città di Napoli e dintorni. Napoli è la caverna di Alibabà e una vita per disegnarla non basterà mai. Napoli per me è l’ombelico del mondo, un faro e la voglio mettere su un palcoscenico come merita”.
Quali sono i suoi progetti non ancora realizzati che vorrebbe si avverassero?
“Realizzare 12 sculture su Giordano Bruno, e realizzare un albo su Monet il grande pittore impressionista che per la verità ho già iniziato in collaborazione con lo scrittore Maurizio De Giovanni e poi disegnare ancora il mio ‘sogno dei sogni’ la città più bella del mondo Napoli”.
La mostra di Mourey a Napoli diventa la storia dell’artista, per poter comprendere pienamente la collezione di opere, che, come in un fermo immagine, riescono a trascrivere i ricordi di una passeggiata veloce per le vie del centro, di un giro in macchina nel traffico sul lungomare, come un frame di un racconto visivo.