Come immaginare la scrittrice Viola Ardone se non come donna sensibile, attenta ai meno fortunati e alle difficoltà della vita. Un semplice spaccato che prende forma risoluta in chi ha letto i suoi romanzi come “Il Treno dei Bambini” o “Oliva Denaro”, facendo tesoro di storie e descrizioni che, oltre a narrarci fatti, talvolta inaccettabili e terribili, presentano l’autrice forte e tenace, autentica tra le righe.
Con il terzo romanzo in uscita il 19 settembre, si chiude la trilogia dell’Italia del secondo novecento.
La sua è una vita normale, oltre ad essere scrittrice di successo, infatti, insegna a scuola.
Come giovane autrice già tanto amata, come vive il successo considerando che in qualità di insegnante è sempre vicina alla normalità di tutti i giorni?
“Sono sia insegnante che scrittrice, mi dedico ad entrambe le cose, anche se come insegnante sono in part time, ma devo dire che in classe questa mia natura di scrittrice non entra se non nelle cose che possono servire alla didattica, quindi laboratori di lettura, scrittura creativa o attenzione approfondita alle forme del racconto. Ma in classe per i ragazzi sono la prof, quindi, non sovrappongono le due cose ed io ne sono contenta, perché il rapporto deve essere quello tra insegnante e alunni e non tra gli alunni e la scrittrice, di fama più o meno grande”.
Circa la sua formazione come scrittrice, Napoli e la Campania hanno avuto un ruolo importante?
“Si certo, infatti diversi miei romanzi hanno Napoli o la Campania come protagonisti. In particolare Il treno dei bambini è ambientato nella Napoli del dopoguerra, e ci sono diversi luoghi della citta. Una cosa carina che ho saputo è che diversi turisti sia italiani che stranieri, visto che il libro è stato tradotto per fortuna in diverse lingue, vengono a Napoli alla ricerca di quei luoghi descritti nel libro. Tutto ciò mi fa piacere perché è un omaggio alla città che mi ha dato tanto”.
La bellezza di un luogo, come quella di Capri per la sua ispirazione creativa è importante e che legame ha con l’isola?
“Con Capri ho un rapporto particolare, ci ho trascorso le estati più belle della mia giovinezza, quando avevo 15, 16 o 17 anni ed ero ospite a casa della mia cuginetta coetanea. I periodi della mia indipendenza, lontano dai miei genitori, le prime cotte, i primi amori e, quindi, ho un rapporto assolutamente sentimentale. Ricordo le prime volte che sono andata in discoteca, come anche le prime comitive. Capri per me è un luogo di tante prime volte, è come se la bellezza dei luoghi che pure è grandissima, venisse quasi in secondo piano rispetto alla bellezza interiore che ricordo. Come camminate per quelle stradine, salire su ad Anacapri e andare a fare il bagno alla Grotta Azzurra e alcuni odori di fiori, di gelsomini notturni sulla strada che conduce a San Michele la villa di Axel Munthe, oppure passeggiare per via Tragara con il cuore che batte, aspettando quel bacio che forse arriverà. Una Capri della mia adolescenza, perciò ogni volta che ci torno è come se rinnovassi quelle sensazioni magnifiche”.
Che progetti ha per l’immediato futuro a cosa sta lavorando?
“Il 19 settembre esco con un nuovo libro, un nuovo romanzo che sarà un terzo atto idealmente di un trittico, formato da ‘Il treno dei bambini’, ‘Oliva Denaro’ e questo nuovo, che va a chiudere quella che immagino come una trilogia del secondo novecento.
L’Italia il nostro paese, ma anche Napoli raccontata attraverso delle microstorie che si intersecano e incontrano la grande storia dal dopoguerra fino ai giorni nostri”.