All’anagrafe ecclesiastica è conosciuto con il nome Don Nello, Aniello Giovanni D’Alessio ha messo a disposizione la sua vita per gli altri attraverso la fede, decidendo in giovanissima età di intraprendere un percorso religioso, entrando in seminario a diciotto anni, diventando sacerdote e, da nove anni, punto di riferimento nella vita dei giovani capresi. Appena arrivato sull’isola si è chiesto ‘ed ora da dove inizio?’, ma ha impiegato davvero poco ad ambientarsi perché Don Nello è stato da subito un grande catalizzatore riuscendo a creare un rapporto sinergetico tra i giovani, il territorio e la fede.
Ci racconti quando ha deciso di dare in promessa il suo cuore a Dio.
“C’è una citazione del poeta Guido Gozzano che mi piace moltissimo: ‘Non amo che le rose che non colsi’ ed è proprio così che potrei riassumere il punto di svolta della mia vita. Sin da ragazzo ho sempre lavorato con il mio papà che faceva il pescatore e non avevo tempo da dedicare ad altro fino a quando un giorno vidi in piazza Cota a Sorrento un gruppo di giovani che rientravano dal ‘Cammino di San Paolo’; un vero e proprio viaggio fisico, da Capua a Roma a piedi, ma soprattutto interiore ricoprendo strade ricche di storia e toccando luoghi colmi di spiritualità e fede. Quella fu una ‘rosa che non colsi’. Ciò che all’epoca mi ha incuriosito è stato l’alto senso del sacrificio, erano rientrati da quell’esperienza tutti stanchissimi e con i piedi doloranti e questa cosa mi piacque talmente tanto da decidere che a settembre avrei partecipato al campo scuola su Ulisse, un percorso pedagogico su una Itaca ipotetica o reale dove bisognava affrontare ‘i ciclopi e le sirene’. Avevo quindici anni, e fu una circostanza in cui capii che volevo fare della mia vita qualcosa di importante. Da qual momento non mi sono mai più allontanato ed infatti, a diciotto anni con la parrocchia ho vissuto gli esercizi spirituali, giorni di silenzio totale, assoluto. La mia non è stata una vera e propria conversione, quanto una fioritura. Mi sono reso conto che non era solo volontà la mia; la volontà a volte diventa anche arida, ma che c’era un amore grande sul quale questa volontà doveva poggiarsi e ho deciso così di entrare in seminario diocesano”.
Lei è un prete giovane e questo le porta sicuramente il grande vantaggio di riuscire ad interagire con i ragazzi con una grinta ed una passione così forte da essere per loro un punto di riferimento, com’è riuscito a conquistare la loro fiducia?
“Con i ragazzi il rapporto è molto stretto, e vorrei davvero che qualcuno tra loro avesse quel desiderio in più, ma dalla vita in generale. Cerco di fargli capire che non devono accontentarsi. I miei genitori sono religiosi, e sono cresciuto con il culto del lavoro, a cui mio padre era dedito oltre che alla famiglia, ed essere prete significava essere quasi uno sfaticato per loro, ma ero pronto a qualsiasi cosa, e se non avessi avuto anche la determinazione di tradire quello che i miei genitori mi avevano insegnato oggi non sarei qui. Anche se qualcuno non fosse credente ma desiderasse qualcosa in più io gli darei anche l’anima affinché raggiungesse l’obiettivo”.
Don Nello, qual è il posto di Capri a cui è più legato?
“Ho tantissime passioni come la scalata, la canoa, il trekking ma la scalata dei Faraglioni Scopolo e Stella, fatta in sei tiri dal mattino al tramonto ed in tecnica alpinistica, è quella che mi lega di più a quest’isola. Altro luogo per me molto importante è Santa Teresa, dove con i ragazzi ci operiamo in tante attività ricreative”.