Via Krupp, dopo un importante intervento di manutenzione al soprastante costone roccioso, seguito alla chiusura del 2014 per motivi di sicurezza, finalmente riapre i suoi tornanti al mondo intero. Scoprire uno dei simboli più conosciuti della sua millenaria storia, lungo un percorso dell’anima, immersi in un viaggio iniziatico carico di miti e leggende, misteri e ricordi, significa vivere appieno Capri. Un sentiero verso il sole, tanto caro ai viaggiatori tedeschi, scolpito nella roccia che si snoda, tra pini e macchia mediterranea, attraverso un chilometro e trecentosessantaquattro metri dai Giardini di Augusto fin giù a Marina Piccola. Metro per metro da godere soffermandosi ad ogni curva come se si fosse sospesi tra mare e cielo. L’architetto Roberto Pane, nella sua “Guida di Capri”, la definì un’opera d’arte proprio perché la costruzione della strada sembra essere stata affidata più alle mani di un abile artista scultore che a quelle di un muratore. Una vera e proprio opera dell’ingegno umano. La sua realizzazione si deve al magnate tedesco Alfred Friedrich Krupp, terzo della dinastia dei “re dei cannoni” di Essen, sbarcato a Capri, quando aveva quarantaquattro anni. Mal portati, a causa degli acciacchi non solo fisici che accompagnavano la sua esistenza di uomo più ricco del suo paese se non del continente europeo, tanto da superare lo stesso Kaiser Guglielmo II. Soffriva, infatti, oltre che di asma e di disturbi circolatori, di un prostrante stato di depressione che lo rendeva, a conti fatti, l’uomo più infelice di Germania. Inspiegabile per uno che possedeva un impero economico ma, forse, non quello che aveva semplicemente sempre desiderato, represso, com’era, dalla rigidità di un’educazione troppo severa e formale. Fosse nato povero, confidava al Kaiser, di cui era amico personale, avrebbe potuto coltivare le sue vere aspirazioni, dedicandosi all’arte, alla letteratura, ma più di ogni altra cosa, alle scienze, in particolare allo studio della biologia marina. Per farlo sfuggire a quel malessere interiore che si portava dietro come un pesante macigno, carico di responsabilità e di incomprensioni, i medici gli prescrissero di cambiare aria, lontano dalle fredde lande nordiche e trovare sollievo nella tiepida e tonificante brezza del Mediterraneo che, secondo i trattati medici dell’epoca, aveva straordinari effetti terapeutici. Fu così che Krupp, lasciate a casa la moglie Marga e le figlie Bertha e Barbara, nel 1898 si ritrovò sull’isola non da turista ma da convalescente. Singolare, ma molto significativo per quello che accadrà poi, il fatto che non prendesse alloggio alla più “accorsata” Locanda Pagano, seconda patria dei suoi connazionali, ma preferisse stabilirsi presso il concorrente Hotel Quisisana, frequentato da inglesi e americani, per mettere subito le cose in chiaro. Intendeva, infatti, restare il più possibile lontano dai clamori della vita mondana per poter finalmente coltivare la sua passione per il mare. Prese in affitto dal proprietario, ex intraprendente cameriere ed allora anche Sindaco, Federico Serena, con cui strinse l’amicizia che diventerà l’origine dei suoi guai, una suite di quattro stanze, praticando uno stile di vita molto più spartano, senza più lo stress e l’ansia che si era lasciato alle spalle. Dopo aver sbrigato la corrispondenza e aver risolto gli affari con il suo segretario, ogni mattina usciva per lunghe passeggiate in incognito, pare addirittura camuffandosi per non essere riconosciuto e, quando le condizioni del mare lo permettevano, si recava a pesca con il gozzo del marinaio Antonio Arcucci di Marina Piccola e non era raro vederlo ai remi, felice di trovarsi in quella natura incontaminata, fatta di silenzi e di profumi, che gli rigeneravano il fisico e lo spirito. Riconoscente verso l’isola che lo aveva accolto non mancava di essere generoso e munifico in opere di bene. Sembrava rinato a nuova vita. Quando poi incontrò Anton Dohrn, fondatore della stazione zoologica di Napoli, grazie a Emil Von Behring, scienziato e premio Nobel per la scoperta del siero antidifterico, che a quel tempo risiedeva sull’isola, sentì, con l’entusiasmo di un giovanotto, che era giunto il momento di dare quella svolta alla sua esistenza, attesa da tempo, dedicandosi agli studi scientifici. Capì che lo scienziato, suo connazionale, anche se in un primo momento apparve scettico, poteva realizzare quel suo sogno a lungo cullato tra le nebbie del Nord. Insieme prepararono un progetto di ricerca sul plancton e altri studi di rilevante importanza scientifica nel Golfo di Napoli. Dopo aver fatto dotare di tutte le attrezzature necessarie per la pesca abissale, direttamente nei suoi cantieri di Essen, il suo yacht “Maja”, di 40 tonnellate, in compagnia del napoletano Salvatore Lo Bianco, collaboratore di Dohrn e grande esperto naturalista di quel tempo, si dedicò a numerose campagne per l’individuazione di nuove specie marine. Di grande risonanza, anche all’estero, fu nel 1901 la scoperta di una rarissima larva d’anguilla, mai rilevata prima in quell’area marina, consentendogli, suo malgrado, di essere considerato al pari di uno scienziato. Incoraggiato da questa scoperta, non badò più a spese, sostituendo il “Maja” con il più grande “Puritan” di 350 tonnellate e lungo 50 metri, dotato delle più sofisticate apparecchiature di ricerca, un mezzo che la Stazione Zoologica di Napoli, fondata nel 1872, non si era mai sognata di possedere, raggiungendo più che egregi risultati scientifici. Alfred Krupp non frequentava solo illustri personalità del mondo accademico ma anche un’eterogena brigata di gente del posto, con cui aveva maggiormente legato, come i medici lgnazio Cerio e Vincenzo Cuomo, i pittori Alberto Garibaldi White e Augusto Lovatti e, in più, il barbiere Adolfo Schiano e il commerciante di tessuti Giuseppe Massa, che si esibivano per lui in estemporanei concerti di musiche napoletane, il pescatore Antonino Arcucci, già citato, e il giardiniere Ruggiero. Era convinto che gli isolani fossero tutti buoni, non rendendosi conto, con una disarmante ingenuità, che la sua liberalità stava iniziando a scatenare le invidie e le gelosie dei malpensanti. Per questo non riuscì a valutare con attenzione, come forse avrebbe dovuto, le dicerie e i pettegolezzi che stavano iniziando a circolare sul suo conto, senza sospettare minimamente la malvagità che si celava dietro. Era inammissibile per i suoi detrattori, infatti, che uno degli uomini più ricchi della terra non dovesse per forza essere anche un pervertito, circondato com’era da tanti amici, dediti a baldorie e goliardate. Al ritorno dalle esplorazioni marine, l’industriale aspirante scienziato, infatti, amava raccogliere intorno a sé i suoi amici presso l’Osteria da Costantina per fare grandi scorpacciate di ravioli e zuppe di pesce. Intanto aveva proposto al Sindaco Serena la costruzione di una strada che congiungesse la Certosa di San Giacomo alla Marina di Mulo non senza tralasciare l’utilità che il collegamento avrebbe potuto avere non solo per i residenti ma anche per i turisti. Allo scopo mise a disposizione l’ingente somma di 25 mila lire dell’epoca, finendo per acquistare all’asta tutto il vasto terreno situato fra la Certosa e il Castiglione, espropriato per pubblica utilità, dopo che nella seduta di Consiglio Comunale del 28 maggio 1899 fu esaminata e approvata la proposta. Nella stessa zona Krupp fece realizzare anche i giardini pubblici, gli attuali Giardini di Augusto, a beneficio degli abitanti di Capri, dopo che era stata sacrificata la villetta comunale per fare spazio alla realizzazione della stazione superiore della funicolare. L’incarico di redigere il progetto per la costruzione della nuova strada fu affidato all’ingegnere comunale Emilio Mayer, di origini napoletane, che aveva già realizzato diverse opere di arredo urbano con la sistemazione delle principali vie interne del paese e le strade carrozzabili per Anacapri, Marina Grande e Marina Piccola. Il suo rapporto con Capri fu scambievole, nel senso che quanto l’isola contribuì ai suoi successi professionali, tanto lui contribuì alle sue fortune turistiche. Nella primavera del 1902, dopo appena due anni, furono ultimati i lavori della strada, inaugurata con il nome del suo benefattore. Mirabile esempio di come si possono armonicamente fondere ingegno umano, tecnica costruttiva, gusto estetico e rispetto per l’ambiente. Alla fine il magnate tedesco così poteva anche arrivare più agevolmente nella rada di Marina Piccola dove erano ancorati i suoi panfili. Il 2 aprile dello stesso anno il Comune di Capri gli conferì la cittadinanza onoraria in segno di perenne gratitudine. Intanto, durante l’esecuzione dei lavori, il pittore Alberto Garibaldi White aveva riscoperto l’esistenza della grotta di fra’ Felice, il monaco matematico della Certosa di San Giacomo che, agli inizi del Seicento, come riportato dal Bouchard e dal Pacichelli, l’aveva scavata nella roccia adibendola a sua dimora con accesso dal monastero. In seguito, visitata e riscoperta ogni tanto da qualche curioso, fu anche sede occasionale di carcere e fu poi dimenticata fino a quando non fu mostrata a Krupp che, rimastone folgorato, ne dispose l’acquisto, facendola ripulire e arredare, aiutato dallo stesso White e da Arturo Cerio. Per il romantico tedesco fu un gioco trasformare la grotta in luogo di ritrovo per l’allegra brigata, che prese il nome di Congrega di fra’ Felice, dove potersi dedicare all’arte e alle scienze. L’arredamento, molto minimalista, si rifaceva alla severità claustrale, tant’è che i consociati dovevano indossare tonache bianche e sedevano intorno a un tavolaccio di legno. Questi ricevevano in dono da Krupp un orologio d’oro che riportava sulla cassa l’immagine smaltata del patrono oltre a una medaglia commemorativa dove spiccavano una forchetta e un cucchiaio incrociati, con un piatto come aureola sulla testa del patrono, particolari che indicavano chiaramente lo scopo goliardico e mangereccio della confraternita. Si dice, addirittura, che per entrare a farne parte si dovevano mangiare 25 ravioli in una volta. Queste stravaganze finirono per alimentare sempre più i malevoli pettegolezzi, alla fine, strumentalizzati a fin politici, durante un’accesa campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale. Alfred Krupp, suo malgrado, si ritrovò nel bel mezzo di una lotta di potere tra due opposte fazioni politiche ed economiche. Una vera e propria faida di paese iniziata circa vent’anni prima tra Manfredi Pagano, che gestiva lo storico albergo di famiglia, alleato con Giuseppe Morgano, proprietario del Caffè “Zum Kater Hiddigeigei”, e Federico Serena, nuovo e ambizioso proprietario dell’Hotel Quisisana. Krupp fu arruolato, senza che ne sapesse niente, ovviamente nella fazione di Serena e fu usato, attraverso lo scandalo che lo portò via dall’isola, per colpire il Sindaco nei suoi interessi principalmente di carattere economico oltre che politici. Lo scandalo nacque in conseguenza della pubblicazione di alcuni articoli che dipingevano Krupp come l’uomo delle orge, dedito ai vizi più “schifosi” nella grotta di fra’ Felice. Il giornale socialista “La Propaganda” era uscito, infatti, con ben due articoli diffamanti, in forma anonima, “Capri Sodoma” e “Gli scandali di Capri”. Autore degli articoli sarebbe stato un professore, Ferdinando Gamboni, sembra per incarico ricevuto dagli avversari politici del Sindaco Serena. Anche perché a lui, il magnate tedesco, pare che avesse preferito, per le sue lezioni d’italiano, profumatamente ricompensate, l’altro professore isolano, Luigi Messanelli. Il processo di diffamazione, oramai, si era irrimediabilmente innescato e la notizia fu rilanciata dall’”Avanti” e fu, poi, ripresa dal popolare giornale tedesco “Vorwaerts”. Non bisogna dimenticare che in Germania la pratica omosessuale era considerata un grave reato, punibile con i lavori forzati e lo scandalo, coinvolgendo un amico intimo del Kaiser, era una ghiotta occasione scandalistica per gli avversari di quest’ultimo al fine di metterlo in cattiva luce, ma soprattutto in difficoltà nella politica guerrafondaia, che aveva come strumento proprio l’industria bellica che si riferiva alla famiglia Krupp. Per quanto non si era difeso a Capri, Alfred Krupp dovette farlo, senza battere ciglio, in Germania, dove era dovuto precipitosamente rientrare. In un colpo solo era finita quella spensierata e felice stagione caprese che gli aveva ridato la vita. Vita che, ora, se ne stava andando a causa di uno scandalo inventato di sana pianta, nato da un rivolo di pettegolezzi, ma finito in una piena inarrestabile di conseguenze ben più gravi che minacciavano la stabilità della Germania. Il 22 novembre 1902 Krupp morì a Essen per un aneurisma dell’aorta, anche se si parlò di suicidio per i fatti accaduti. La smentita del suicidio potrebbe trovare fondamento nella lettera che scrisse a Ignazio Cerio, dalla quale traspare tutto il suo amore per Capri e per i capresi e la speranza di ritornare alla fine del suo “triste affare”. Vittima di una grave infamia, figlia del più spregiudicato dei complotti politici, non fece più ritorno sull’isola dei suoi sogni, a dispetto del gran bene che le aveva fatto. Nel 1918 mentre l’Italia era ancora coinvolta nel sanguinoso primo conflitto mondiale, il Consiglio Comunale per non associare nel nome la potenza distruttiva di quei cannoni che venivano prodotti proprio nelle acciaierie della famiglia Krupp, ribattezzò la strada Via di Augusto ed i Giardini, Augusto. I capresi, pur tuttavia, continuarono a chiamare la strada con il suo vecchio nome, tanto che nel 1961 il Comune decise di restituirle il nome di Via Krupp. Un nome che, tutt’ora, negli animi più sensibili evoca tanta tenerezza, soffermandosi lungo i tornanti di quel capolavoro dell’ingegno umano che quel mite tedesco, al di là delle vicende storiche in cui venne coinvolto, follemente innamorato dell’isola e del suo mare dove non era più potuto tornare, aveva voluto donare al mondo, consacrandolo “come tributo dell’uomo alla bellezza della natura e simbolo eterno di libertà”.
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp